Traumatologia nel ciclismo

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LESIONI DELLA PELLE

Eritema


L'esposizione prolungata ai raggi solari può provocare scottature sulle regioni del corpo non protette dal vestiario. In caso di eritema, la pelle va trattata con pomate a base di antistaminici o cortisonici. Onde evitare sovrainfezioni, le bolle che si formano successivamente non devono essere aperte.


Punture di insetti


Gli insetti presenti nell'aria, quando vengono a contatto con le aree scoperte della cute, possono produrre irritazione e indurre fenomeni allergici. Le punture di api e vespe determinano una dolorosa tumefazione che va trattata con ghiaccio e pomate cortisoniche. I soggetti che sono già venuti a contatto con il veleno di questi insetti e che hanno manifestato reazioni allergiche vanno seguiti con particolare attenzione: è necessario innanzitutto estrarre il pungiglione con delicatezza (schiacciandolo si può iniettare altro veleno); lavare e disinfettare la zona punta; far scorrere acqua fredda per alleviare il dolore e rallentare l'assorbimento del  veleno (eventualmente impacco con del ghiaccio avvolto in un panno); applicare una crema antistaminica (prima leggere le istruzioni); nel caso di sintomi generalizzati recarsi immediatamente al pronto soccorso.


Aree cutanee a contatto con la sella


Queste aree tendono ad irritarsi a causa dell'umidità e del calore, oppure in seguito ad attriti tra il pantaloncino e i peli cutanei, o ancora per l'eventuale scarsità di igiene. L'insorgenza di follicoliti e di foruncoli perineali richiede una protezione antibiotica. Nel caso in cui il foruncolo sia particolarmente fastidioso è indicata l'incisione. Le dermatiti di natura micotica sono sensibili alle pomate specifiche.
A scopo preventivo, è comune tra i ciclisti l'impiego di paste grasse sulla pelle di daino dei pantaloncini e la depilazione sul lato interno della coscia vicino al perineo.
In prossimità della tuberosità ischiatica, zona su cui grava maggiormente il peso del corpo, si possono instaurare degli indurimenti o callosità della pelle e talora dei noduli fibrotici sottocutanei. Il trattamento dei noduli fibrotici, se dolorosi, è chirurgico. La prevenzione è costituita dall'imbottitura dei pantaloncini e dalla modifica dell'inclinazione della sella.


ALTRO

Neuropatia del nervo ulnare


Tra le neuropatie ulnari, la parte del leone viene interpretata dalla sindrome del tunnel carpale che si attesta tra i problemi più osservati.
Nel ciclista origina al polso e richiede, per la scomparsa, il riposo dell'arto interessato. A scopo preventivo si deve evitare di esercitare una forte trazione/pressione sul manubrio con la mano in iperestensione, variare la posizione della mano, indossare i guanti e imbottire il manubrio con materiale spugnoso, in modo da assorbire meglio le vibrazioni.


Neuropatia del nervo mediano


È meno frequente della precedente in quanto, oltre allo stress esercitato sul manubrio, sono determinanti altre cause di tipo anatomico (sindrome del tunnel carpale). Esordisce con parestesie e deficit motori sul lato radiale della mano. La prevenzione è identica a quella descritta per il nervo ulnare. Qualora la componente anatomica sia rilevante, il trattamento è chirurgico.


Neuropatia del nervo pudendo


È causata dalla compressione della branca dorsale del nervo pudendo, tra la sella e la tuberosità ischiatica. È responsabile di formicolii e di alterazioni della sensibilità nella regione scrotale. La correzione della posizione e l'adozione di una sella più idonea risolvono in genere questo tipo di disturbo.


Turbe dell'apparato genito-urinario


Le basse vie urinarie sono sottoposte a insulti e compressioni, responsabili con il tempo di microtraumatismi e del riscontro di ematuria. L'evenienza di uretriti micro-traumatiche, descritta da alcuni autori, va tuttavia ridimensionata. Viene valorizzata qualora l'atleta abbia manifestato in precedenza affezioni alle basse vie urinarie.


Turbe dell'apparato gastro-enterico


Vengono normalmente distinti sintomi di provenienza intestinale e gastro-esofagea. Tra i primi la diarrea, che riconosce come causa più comune le infezioni virali e batteriche. Inoltre una dieta esageratamente iperglicidica può alterare l'assorbimento intestinale ed essere responsabile di episodi diarroici. Da non trascurare, nell'atleta particolarmente ansioso, le cause di natura psicogena. Il trattamento generale è di natura dietetica e si avvale del reintegro idrominerale. Il trattamento specifico è in relazione alle cause che hanno determinato la diarrea: antibiotici, fermenti lattici, sintomatici, antidiarroici.
L'urgenza di defecare è una turba che può essere prevenuta evitando di assumere, nel giorno precedente la gara, cibi a elevato contenuto di fibre vegetali.
Nella genesi dei crampi addominali riveste un ruolo importante la distensione gassosa dell'intestino, secondaria alla fermentazione di alimenti o all'eccesso di aria deglutita.
Il microsanguinamento fecale è una turba non rara, descritta anche in ciclisti impegnati in competizioni strenue (Kreider 1991). La causa risiede probabilmente in una ischemia a livello intestinale, indotta dall'esercizio fisico. In questi casi vanno valutate le perdite ematiche e attuata una supplementazione specifica.
I sintomi di provenienza gastro-esofagea di più comune riscontro sono la nausea, il vomito, i crampi epigastrici e l'eruttazione. L'insorgenza di uno o più di questi sintomi può essere dovuta a­l'assunzione da parte dell'atleta di cibi o bevande che rallentino lo svuotamento gastrico e alla presenza di aria nello stomaco, secondaria alla deglutizione e/o all'ingestione di bevande gassate.


Turbe agli occhi


L'occhio è un organo fre­quentemente interessato da vari tipi di insulti. I raggi solari, la polvere sollevata dal vento, gli insetti e gli allergeni presenti nell'aria, costituiscono altrettante minacce per l'occhio del ciclista.
L'impiego di occhiali protettivi, che limitino al minimo la visione periferica, previene l'incidenza di turbe agli occhi. Il trattamento mira anzitutto a rimuovere gli eventuali corpi estranei, quindi a combattere il bruciore e la lacrimazione con adeguati colliri. Il corridore soggetto a congiuntiviti allergiche può ricorrere alla terapia antistaminica ed eventualmente a colliri a base di cortisone.


Ipertermia e disidratazione


La produzione e la dispersione del calore regolano il livello di tem­peratura corporea.
La produzione del calore corporeo in condizioni di riposo psico fisico avviene principalmente attraverso il metabolismo basale.

In tutte le reazioni che utilizzano ATP, una certa quota di energia viene dispersa sotto forma di calore (1400-1800 calorie al giorno a digiuno e riposo).

Il metabolismo può essere stimolato da ormoni quali le catecolammine, le quali vengono rilasciati per esposizione al freddo.
Durante l'attività fisica la temperatura aumenta (grande consumo di ATP; per mantenere l'omeotermia, l'organismo attiva meccanismi di termodispersione) insieme all'afflusso di sangue arterioso che aumenta ai muscoli e diminuisce a livello cutaneo.

Nel corso della combustione dei nutrienti calorici, introdotti con il cibo, viene prodotto calore interno. Quando la temperatura esterna supera quella interna, per l'intervento del meccanismo di irradiazione e di convezione (conduzione: avviene per contatto diretto; convezione: rilascio di calore, aria, o acqua circolante; irraggiamento: passaggio da un corpo caldo ad uno freddo senza contatto) viene accumulato calore dal soggetto. Se la temperatura ambientale è invece inferiore a quella corporea, la ventilazione dell'aria favorisce la dispersione del calore di superficie. Nel ciclismo, tale meccanismo è molto più rilevante rispetto all'atletica, in virtù delle velocità che si raggiungono in bicicletta. Poiché la principale via di dispersione del calore nell'atleta di resistenza è rappresentata dalla sudorazione (principale forma di termodispersione per evaporazione), situazioni ambientali caratterizzate da caldo ed elevata umidità ne limitano fortemente l'efficacia. In queste circostanze la temperatura dell'organismo può aumentare fino a valori prossimi alla soglia del colpo di calore (41 °C). La comparsa di segni di incoordinazione motoria impone l'immediato arresto dell'atleta, che deve essere reidratato e rinfrescato con l'ausilio di panni umidi posti sulla superficie corporea. Se la termodispersione è gravemente compromessa si ha colpo di calore; si danneggiano i centri di regolazione della temperatura (ipotalamo) e la morte sopraggiunge per l'azione dannosa del calore sui centri nervosi e in seguito a blocco cardiaco dovuto allo shock circolatorio. Il colpo di Calore si può verificare per attività fisiche impegnative svolte a T>32 °C e umidità> 60%.

I punti cardine della prevenzione del colpo di calore sono:

  1. acclimatazione dell'atleta alle alte temperature ambientali
  2. utilizzazione di indumenti che non ostacolino la termodispersione
  3. attuazione di una corretta idratazione che miri a bilanciare le perdite.

La massima capacità teorica di sudorazione è di circa 1800 ml l'ora in un atleta di 70 kg. Tale valore da un'idea della quantità d'acqua che può essere persa in una competizione di lunga durata. Una perdita di peso di circa 1 kg al termine di una gara di questo tipo può essere considerata espressione di un buon bilancio idrico. Le perdite di elettroliti con la sudorazione, in un atleta ben allenato e acclimatato, sono meno marcate rispetto a un soggetto poco allenato. Il ciclista deve acquisire l'abitudine di idratarsi in corsa a intervalli frequenti, a prescindere dallo stimolo della sete che può comparire tardivamente. La preferenza va data a bevande fresche a bassa concentrazione di carboidrati ed elettroliti e alla semplice acqua naturale, per la facilità con cui transitano dallo stomaco e vengono assorbite dall'intestino.
In caso di temperatura esterna molto elevata, una spruzzata d'acqua al volto o (se in salita) alla nuca, può portare temporaneo refrigerio. Evitare però le pericolosissime "secchiate", sia perché il getto d'acqua violento può sbilanciare il corridore, sia perché vengono bagnate parti del corpo, come il ventre e le gambe, che possono risentirne negativamente. Il miglior recipiente da cui prendere una spruzzata d'acqua è la borraccia. Anche un bicchiere di carta può servire egregiamente allo scopo se utilizzato correttamente; in ogni caso, anche se sfuggisse di mano, è ancor meno pericoloso rispetto ad una borraccia.


Infiammazioni ed infezioni alle prime vie aeree


Laringe, trachea e bronchi sono frequentemente interessati da queste affezioni, che possono incidere negativamente sulle capacità prestative dell'atleta. L'esposizione a condizioni ambientali spesso sfavorevoli spiega l'elevata incidenza di tale fenomeno nel ciclismo.
La prevenzione delle infiammazioni e infezioni alle prime vie aeree comprende il vaccino antinfluenzale e l'assunzione di antiossidanti (soprattutto nel caso di esposizione a condizioni ambientali sfavorevoli come l'inquinamento).


Problematiche relative all'apparato cardio­vascolare


Morte improvvisa Questo evento si verifica entro un determinato lasso di tempo dall'insorgenza dei sintomi precipitanti (sincope, palpitazioni). In uno studio, la cardiomiopatia ipertrofica è risultata la causa di morte improvvisa più frequente in atleti di età inferiore ai 35 anni.
Negli atleti di età inferiore ai 35 anni, fra le cause cardiologiche di morte improvvisa, sono risultate prevalenti quelle di natura congenita; al di sopra di questo limite di età, assume invece maggior rilievo la sclerosi delle coronarie.


Ipertensione Il riscontro di elevati valori pressori non è frequente nel ciclista giovane, mentre acquista maggior rilevanza nei soggetti adulti sani, dove i valori di pressione arteriosa non devono superare i 140 mm Hg per la sistolica e i 90 mm Hg per la diastolica. Si parla di ipertensione arteriosa per valori pressori superiori a 160 mm Hg di sistolica e 95 mm Hg di diastolica. La misurazione della pressione arteriosa va fatta a riposo in diversi momenti della giornata, mentre per la sua valutazione sotto sforzo viene utilizzato il cicloergometro. Durante un esercizio prevalentemente isotonico come il ciclismo, è considerato valore limite un valore di pressione sistolica di 230 mm Hg. Qualora fosse diagnosticato lo stato ipertensivo, il soggetto viene posto in terapia medica e reso non idoneo all'attività agonistica.


Dolore e formicolio alla coscia. Si tratta di un' affezione che si manifesta appunto con dolore e formicolio alla coscia in ciclisti impegnati in sforzi intensi. La stenosi si verifica per proliferazione di cellule connettivali sulla tonaca intima dell'arteria iliaca esterna. Alla determinazione dell'arteropatia concorrono le ripetute sollecitazioni emodinamiche sulla parete vasale, assieme alle turbolenze locali, favorite dal decorso tortuoso che può assumere l'arteria nella posizione di flessione della coscia sul bacino. La diagnosi viene formulata con l'Eco-doppler durante l'esercizio al cicloergometro e con l'angiografia. Il trattamento è chirurgico.


Bibliografia essenziale traumatologia


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A cura di: Lorenzo Boscariol


Ultima modifica dell'articolo: 10/08/2016