Allenamento ciclismo periodo agonistico

PERIODO AGONISTICO

All'inizio del periodo agonistico è opportuno partecipare a gare che abbiano caratteristiche tecniche diverse. Così facendo si sviluppano in forma globale tutti gli elementi che fanno da presupposto ad una buona prestazione.
La fase di mantenimento della condizione fin qui raggiunta consiste nel ridurre leggermente l'intensità degli allenamenti, per aumentarne la durata. A tale scopo si aumenta il tempo di recupero rispetto all'allenamento tipo di un'uscita impegnativa, o si riduce la durata e la distanza delle fasi impegnative, oppure si agisce contemporaneamente su tutti i fattori.
Fasi del periodo agonistico:

fase di ricerca e mantenimento della condizione generale, con proporzione media tra intensità e quantità di carico;

fase di ricerca e mantenimento della forma per un appuntamento agonistico ben determinato, con carichi molto intensi.

Oltre agli aspetti riguardanti l'allenamento specifico, la partecipazione alle gare richiede una buona conoscenza delle principali caratteristiche del percorso. Si deve quindi memorizzare perfettamente dove sono distribuite le difficoltà di qualsiasi genere esse siano: salite, strade strette, tratti di pavè, fondo dissestato, tratti esposti al vento, luogo di rifornimento, tratto finale ed altre eventuali. La conoscenza preventiva si accompagna alla possibilità di poter far fronte alle varie situazioni con disinvoltura, utilizzando i rapporti e i tubolari più adeguati al percorso ed impostando le tattiche di gara più appropriate in particolare durante le fasi finali della gara.

In gara è opportuno portare una tabella di marcia ed una altimetria del percorso insieme con i particolari dell'ultimo Km in una piccola custodia di plastica. Tenere la posizione nella parte avanzata del gruppo (prime 20 - 30 posizioni) permette un miglior controllo della corsa in ogni frangente, oltre che rendere meno rilevante il pericolo di cadute.
Le salite sono senz'altro i tratti che mettono più a nudo le difficoltà. Nel caso in cui il rapporto si riveli inadeguato, per cambiare è opportuno che il ciclista non spinga a fondo sui pedali, evitando anche di proseguire sulla linea di massima pendenza. L'andatura a zig-zag può essere un espediente efficace nel caso in cui il tratto sia particolarmente duro, per evitare di "piantarsi" se la scelta della ruota libera non è stata felice. È opportuno comunque portarsi nelle posizioni di testa prima che la salita inizi. Se un corridore è in difficoltà, nella peggiore delle ipotesi riesce a scollinare al centro del gruppo, oppure nelle ultime posizioni dello stesso senza farsi staccare. Se invece lo stesso corridore ha energie da spendere può tentare un attacco. Per un corridore già affaticato "colmare un buco" anche di soli 50 m in questo frangente diventa un problema che può compromettere il risultato finale.
Mentre in salita è la forza di gravità l'ostacolo più rilevante all'avanzamento, in pianura è la resistenza dell'aria. Se mantenere medie anche elevate in gruppo è relativamente facile perché si è sufficientemente protetti, una volta in fuga bisogna invece cercare di sfruttare al meglio il vantaggio di stare a ruota per mantenere e incrementare il vantaggio. Effettuare una fila semplice non è la tecnica più appropriata per mantenere la velocità più elevata. In questo caso la posizione migliore per vincere la resistenza all'avanzamento è la doppia fila parallela. Questa tecnica permette una velocità notevole, superiore a quella che sarebbe possibile con la fila semplice a parità di sforzo. Adottando l'accorgimento di fare anche una seconda fila si resta in testa a tirare per un tratto molto breve. L'accordarsi a chi dà il cambio permette, oltre ad una buona copertura, anche di rientrare successivamente dalla fila di recupero nella fila attiva senza effettuare uno sforzo notevole in quanto la differenza di velocità è minima. La scelta di effettuare il cambio a destra o a sinistra è dettata dalla necessità di proteggere la fila di recupero dal vento.
VentaglioIl vento richiede di essere affrontato in maniera particolare, attraverso una disposizione " a ventaglio", che è opportuno provare spesso in allenamento. Nei casi di vento trasversale o contrario è fondamentale saper prendere una buona posizione all'interno del ventaglio. L'abitudine di correre in testa, sempre opportuna per un miglior controllo della gara e per evitare di rimanere coinvolti in incidenti offre il vantaggio di trovare in maniera autonoma posto nel primo ventaglio, dove si trovano sicuramente molti corridori forti.
Se in seguito ad una deviazione il vento soffia lateralmente e il gruppo è ancore compatto, il cambio deve essere fatto da davanti. Il ciclista deve aumentare l'andatura e portarsi verso il centro della strada. In questo modo trova facilmente posto nel ventaglio, perché arretrando costringe un corridore che si trova all'interno del ventaglio a fargli posto. Effettuando il cambio dall'altra parte, si troverebbe costretto a rientrare alla fine della fila. Se si vuole frazionare il gruppo, ci si allontana al massimo dal lato della strada da dove proviene il vento, per permettere che solo pochi corridori siano protetti ed iniziare un attacco.
Una volta in fuga il cambio deve essere dato dal lato in cui proviene il vento, quindi spostandosi verso il lato della strada. In questo modo i corridori che sono nel ventaglio sono meglio protetti. Se il corridore che ha appena effettuato il cambio continua a pedalare, protegge i compagni di fuga dal vento, usufruendo poi della protezione del corridore che era alla sua ruota quando questi dà a sua volta il cambio. Arrivato all'altezza dell'ultimo corridore può riprendere il suo posto a ruota senza sforzo particolare.
Con il ventaglio doppio i corridori non sono impegnati al massimo in testa che per un periodo di tempo assai breve. L'andatura resta sempre elevata proprio perché lo sforzo di condurre, per ogni corridore, è di breve durata anche se di impegno elevato. Se un corridore restasse in testa senza dare il cambio, l'andatura diminuirebbe, anche se in quel momento il ciclista pensa di rendersi utile alla fuga. Questo sforzo, effettuato in parte o prevalentemente col meccanismo anaerobico, provocherebbe solamente un affaticamento precoce di quel corridore, compromettendone le capacità di ottenere un buon risultato.
Anche la conoscenza degli avversari può essere di notevole aiuto per la tattica di gara. Conoscendone le caratteristiche, il corridore può valutare le proprie possibilità di vittoria, in relazione alle sue qualità di velocista, scalatore o passista. In caso di scarse possibilità, può decidere di attaccare o contrattaccare, sorprendendo gli avversari, oppure lasciando loro tutto il peso della fuga, finché non pensa alla possibilità di una soluzione di forza.
Il passista poco veloce deve invece tentare la fuga o da lunga distanza, o immediatamente prima della volata, anticipando così i velocisti.
In salita il passista si difende dallo scalatore andando in progressione, evitando quindi di rispondere agli scatti. Lo scalatore invece cerca di trarre il massimo profitto dal terreno a lui favorevole, scattando a ripetizione per fiaccare gli avversari che volessero insistere a tenere la sua ruota. Questo non deve portarlo a trascurare il controllo della gara della fase precedente, per no veder compromesso il risultato da una fuga a lunga gittata.
Ogni corridore deve poi valutare se i compagni di fuga gli consentono fondate prospettive di vittoria se l'impegno di ciascuno singolarmente fa pensare che il tentativo possa andare a buon fine, se il gruppo lascia fare o reagisce con decisione. Solo in seguito a queste considerazioni può decidere di profondere tutte le sue energie per la riuscita del tentativo stesso, altrimenti collabora "con riserva" o resta addirittura in coda al gruppetto.
Se nella fuga c'è un velocista la sua squadra bada a controllare gli avversari più veloci che si trovano ancora "in corsa". Oppure lancia all'attacco un componente, mentre gli altri restano sulle ruote; quando si vedono gli avversari in difficoltà, si può contrattaccare e andare a prendere il compagno in fuga, oppure sferrare l'attacco in contropiede appena sia stata annullata la fuga, gli avversari sono così fiaccati prima dello sprint finale. Nel caso si sia in due contro uno si può attaccare scattando da dietro mentre l'avversario si trova in testa. Se invece non collabora il secondo rallenta, permettendo così al primo di sganciarsi; qualora l'avversario scattasse per riagganciare il primo, il secondo ne prende la ruota, contrattaccando e cercando di staccare l'avversario quando questi sta per riportarsi sotto, così da assicurare il risultato alla squadra. Tale tattica è di sicura efficacia negli ultimi chilometri se si è in vantaggio numerico. La successione di scatti e la copertura dei tentativi deve diventare quasi un automatismo, effettuato senza nemmeno bisogno di cenni d'intesa. L'obbiettivo è far sganciare almeno un componente della squadra.
La miglior difesa per chi è solo contro due quando inizia la girandola di attacchi consiste nel valutare quale dei due avversari sia più debole. Rispondendo con decisione prontezza agli scatti del più forte e fingendo invece di non poter reagire efficacemente quando scatta il più debole mettendosi quindi in testa tirare in forma piuttosto blanda come se considerasse ormai compromesso il risultato della gara, l'atleta solo si garantisce un periodo di tregua; chi si trova alla sua ruota non può che valutare con soddisfazione che il gioco di squadra sta funzionando. In tal modo chi è solo mantiene sufficienti energie per rispondere ad un eventuale attacco dell'avversario rimasto passivo alla sua ruota. Se non mancano molti Km all'arrivo può decidere addirittura di rispondere contrattaccando quando sta per tornare sotto, vede l'avversario affaticato. Se riesce nell'interno di staccarlo, poi non deve tentare di prendere il primo il più presto possibile, perché questi resterebbe passivo alla sua ruota per favorire il rientro del compagno, risparmiando nel contempo energie in vista dello sprint finale. Deve quindi controllare principalmente di no farsi riprendere e accelerare decisamente per riprendere il fuggitivo solo nelle ultimissime fasi della gara. In una situazione del genere ogni ciclista è obbligato a spendere molte energie. Questo si traduce in un vantaggio per chi è solo poiché riesce a impedire agli altri l'effettuazione del gioco di squadra.



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A cura di: Lorenzo Boscariol


Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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