Vomito Autoindotto

Che cos'è

Il vomito autoindotto è una pratica volontaria di innesco del meccanismo di espulsione gastrica.

Meccanismo del Vomito

Dal punto di vista fisio-patologico, il vomito è un meccanismo attivato dallo stimolo di un particolare centro nervoso ad opera dell'apparato digerente o anche del sistema dell'equilibrio. Vomito AutoindottoFisicamente, il vomito avviene in seguito all'impulso di contrazione muscolare del diaframma e del retto dell'addome sullo stomaco, che provocano (in seguito all'apertura degli sfinteri esofagei e alla chiusura del piloro) l'ingersso del chimo nell'esofago con relativa chiusura dell'epiglottide (utile alla protezione della laringe e dell'albero respiratorio).

Cause

Il vomito autoindotto può essere ottenuto mediante lo stimolo del velo pendulo con le dita o addirittura con l'utilizzo di un corpo estraneo (es. con il manico dello spazzolino da denti). Si tratta di una condotta tipica dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) e pare diffuso SOPRATTUTTO nella Bulimia Nervosa (BN), anche se circa la metà delle anoressiche nervose (AN) lo pratica regolarmente.

  • Psicologicamente, il vomito autoindotto rappresenta una forma di liberazione dal senso di colpa post prandiale o conseguente alla perdita di controllo sul cibo (abbuffata o sintomatologia binge). Nei DCA, il vomito autoindotto rappresenta un metodo per controllare il peso e/o l'aspetto fisico; pertanto, in diagnostica psichiatrica rappresenta un criterio di valutazione fondamentale.

Vomito autoindotto nella Bulimia Nervosa (BN)

Nella BN, il vomito autoindotto (assieme a lassativi, diuretici ed enteroclismi) costituisce un elemento di differenziazione tra sottotipo CON CONDOTTE DI ELIMINAZIONE e sottotipo SENZA CONDOTTE DI ELIMINAZIONE; nel secondo caso, la pratica del vomito autoindotto viene sostituita dall'attività fisica compulsiva e dal digiuno.

Vomito autoindotto nell'Anoressia Nervosa (AN)

Nell'AN, il vomito autoindotto (assieme a lassativi, diuretici ed enteroclismi) costituisce un elemento di differenziazione tra sottotipo CON ABBUFFATE ASSOCIATE REGOLARMENTE A CONDOTTE DI ELIMINAZIONE e sottotipo CON RESTRIZIONI.

Vomito autoindotto nei disturbi dell'alimentazione Non Altrimenti Specificati (NAS)

Anche nella diagnosi dei NAS, il vomito autoindotto rappresenta un elemento fondamentale per l'identificazione patologica di malattie che non soddisfano tutti i criteri diagnostici di uno specifico disturbo del comportamento alimentare.

Sintomi e Segni

Per riconoscere un soggetto che pratica regolarmente il vomito autoindotto è fondamentale osservare attentamente alcuni tipici segni indicatori:

  • SEGNO DI RUSSEL: callosità ed abrasioni nella mano utilizzata per produrre il vomito autoindotto; è provocato dall'attrito ripetuto degli incisivi sul dorso della mano, e dallo sfaldamento delle unghie e della cute per esposizione ripetuta al ph gastrico.
  • DANNI AI DENTI, ALLE GENGIVE E ALLA LINGUA: conseguenti all'effetto logorante dei succhi gastrici sullo smalto dei denti e sulla mucosa della bocca.
  • LACERAZIONI DELLE LABBRA E DEGLI ANGOLI DELLA BOCCA
  • FETORE DELL'ALITO

Complicazioni

Praticare regolarmente il vomito autoindotto può comportare diverse complicazioni fisiche; tra le più frequenti ricordiamo:

  • Lesioni ulcerative all'esofago ed allo stomaco, rottura dello stomaco, riduzione della motilità intestinale e difficoltà digestive croniche.
  • Lesioni abrasive e successivamente infettive dei denti e delle gengive.

Cosa fare

Ricordiamo che la pratica del vomito autoindotto è un chiaro sintomo di disagio emotivo e pertanto costituisce un serio campanello di allarme per l'insorgenza di un disturbo del comportamento alimentare; si raccomanda assoluta tempestività nel segnalare e/o affrontare la condizione critica mediante il colloquio con uno specialista in modo da ridurre al minimo il rischio di cronicizzazione del disturbo.


Bibliografia:

  • Manuale di psichiatria – S. Elisei, P. Moretti, C. Irenze – Mortacchi Editore – pag.214-215
  • La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell'alimentazione – C. Fairburn – EclPsi – pag 379