Sodio: Carenza, Eccesso ed Ipertensione

Sodio

Il sodio (in opposizione al potassio) è il principale catione EXTRAcellulare. Si trova nell'organismo in quantità di circa 92 grammi, dei quali:

  • il 50% è collocato negli interstizi extracellulari
  • il 12,5% circa nei fluidi intracellulari
  • il 37,5% circa all'interno dello scheletro

Sodio e IpertensioneIl sodio assolve diverse mansioni; tra queste, le principali sono senz'altro la regolazione del volume e della pressione oncotica del liquido extracellulare; inoltre, partecipa al mantenimento dell'equilibrio acido-base. Non trascurabili anche gli aspetti nervosi; il sodio, infatti, risulta coinvolto come agente di mantenimento del potenziale di membrana e di trasmissione dell'impulso.
Il sodio viene introdotto mediante l'alimentazione in maniera pressoché continua e scarsamente selettiva, poiché risulta uno ione largamente diffuso negli alimenti; inoltre, è altamente assorbibile, soprattutto in prossimità del tenue e del colon.
Il mantenimento omeostatico del sodio (come quello degli altri elettroliti) avviene soprattutto grazie al controllo renale; nello specifico, il minerale subisce un riassorbimento tubulare che viene facilitato o inibito (0,5-10% di oscillazione) mediante regolazione ormonale mediata soprattutto dall'aldosterone, un ormone di secrezione surrenale prodotto nella regione glomerulare della porzione corticale del surrene.

Le uniche perdite "inevitabili" di sodio sono costituite dalle feci, dal sudore e dal muco (quest'ultimo di importanza marginale), ma al fronte di un'alimentazione tendenzialmente ipersodica, quindi molto ricca di sodio, tali perdite costituiscono solo il 7% circa dell'apporto giornaliero (con le dovute differenze in ambito sportivo). In gravidanza e allattamento, presa in considerazione l'abitudine nutrizionale media degli italiani, nonostante aumenti il fabbisogno non pare necessario integrare il quantitativo di sodio alimentare.

Carenza di sodio

La carenza di sodio è estremamente rara. Può essere indotta da diete iposodiche e/o da perdite sudoripare anormali e/o da lesioni renali e/o da diarrea cronica; più frequentemente dall'associazione di più fattori. Una grave carenza di sodio comporta inevitabilmente l'alterazione della conducibilità nervosa, dell'equilibrio acido base e verosimilmente della pressione oncotica extra cellulare.

Eccesso di sodio

Per contro, l'eccesso di sodio, seppur di improbabile tossicità, determina un aumento della pressione extracellulare con conseguente ritenzione di liquidi come reazione di mantenimento della naturale concentrazione chimica extracellulare; inoltre, non si esclude la possibilità che nel lungo termine una condizione simile possa originare sindromi edematose indiscriminate degli interstizi (ritenzione idrica). Parallelamente, l'eccesso di sodio alimentare si correla positivamente all'incidenza dell'ipertensione arteriosa ed alla maturazione dell'osteoporosi (vedi: sale, sodio ed osteoporosi).

Sodio e ipertensione

Come già esposto, l'eccesso di sodio alimentare determina (in particolar modo nei soggetti sensibili) la comparsa di ipertensione arteriosa. Quest'affermazione è ampiamente giustificata e dimostrata da numerosi studi di popolazione e trials clinici che mettono in luce una correlazione diretta e proporzionale tra i due fattori.

Altre variabili che spesso si accompagnano ad una pessima alimentazione influenzano positivamente la comparsa di ipertensione; tra questi fattori di rischio ricordiamo l'obesità, l'iperglicemia ed il diabete, la sindrome metabolica, la scarsa qualità dei grassi dietetici (troppi saturi e pochi omega3), l'abuso di alcol, il tabagismo, la scarsità nutrizionale di potassio e magnesio, la sedentarietà e lo stress psicologico.

E' opportuno precisare che l'ipertensione è sì una patologia potenzialmente ingravescente, tuttavia, vista la CONTINUITA' della relazione tra sodio ed ipertensione, è anche possibile affermare che la restrizione dietetica dal sodio possa migliorare/diminuire i valori pressori arteriosi in soggetti ipertesi, ma anche in soggetti sani. Alla luce di ciò, è evidente che la completa abolizione del sodio alimentare aggiunto (NON naturalmente contenuto negli alimenti) ridurrebbe drasticamente anche la mortalità per vasculopatie di tipo acuto.


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