PFAS - Sostanze Perfluoroalchiliche

Cosa sono gli PFAS?

PFAS è l'acronimo di "sostanze perfluoroalchiliche". Si tratta di composti chimici appartenenti alla categoria dei tensioattivi e utilizzati fin dal 1950 in un'ampia gamma di applicazioni industriali e non solo. Gli PFAS sono ad esempio necessari per:

  • Prodotti per la cura del corpo
  • Schiume antincendio
  • Impermeabilizzare, rendere meno sensibili all'unto e all'incrostazione vari oggetti come:
    • Contenitori e imballaggi alimentari, ad es scatole di plastica, carta oleata ecc
    • Pentole, ad es tegami antiaderenti ecc
    • Rivestimenti di oggetti, ad es. tappeti, sedili, divani ecc
    • Capi d'abbigliamento, ad es pelli, Gore-Tex® ecc.

Alcuni esempi di PFAS sono:

  • Acido perfluoroottanoico (PFOA)
  • Acido perfluoro-ottanoico
  • Acido perfluoroottano solfonico (PFOS)
  • Acido perfluoroexano sulfonico (PFHxS)
  • Acido perfluorononanoico (PFNA)
  • Acido perfluorodecanoico (PFDA).

PFAS in Veneto

Perché è importante conoscere gli PFAS? La questione veneta

Inquinamento da PFAS nel territorio veneto

Gli PFAS sono attualmente oggetto di forti controversie.

Classificate come inquinanti ambientali ubiquitari, le sostanze perfluoroalchiliche sono presenti (anche solo in piccole quantità) nel terreno, nell'acqua e negli alimenti (vegetali e animali) di tutto il pianeta. D'altro canto la loro concentrazione aumenta molto nelle zone civilizzate e in maniera esponenziale vicino ai luoghi in cui vengono (o venivano) prodotti/lavorati gli PFAS. Dagli scarichi degli stabilimenti in questione, le sostanze perfluoroalchiliche sono infatti capaci di contaminare le falde acquifere utilizzate per l'acqua potabile, per irrigare i campi e per abbeverare gli animali negli allevamenti.
In una particolare zona della regione Veneto (in particolare l'area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova) la popolazione mostra un elevato e anomalo tasso di PFAS nel sangue. Quest'anomalia è riconducibile soprattutto all'attività di un'azienda locale che sembra aver scaricato grosse quantità di sostanze perfluoroalchiliche nell'ambiente rendendo l'acqua NON potabile, nonostante la potabilizzazione degli acquedotti in funzione; questo nonostante i limiti di PFAS ambientali imposti dalla legislazione italiana siano decisamente più elevati rispetto a Stati Uniti, Germania ecc.

Dati oggettivi sulla presenza di PFAS nell'organismo dei residenti

Purtroppo, l'organismo umano non è in grado di metabolizzare ed eliminare efficacemente gli PFAS; al contrario, come dimostra la situazione attuale, tende invece ad accumularli.

Il bioaccumulo è dovuto al fatto che le sostanze perfluoroalchiliche si legano alle proteine del sangue e, con esse, vengono recuperate durante la filtrazione renale. Le misurazioni effettuate sul plasma di certi abitanti della “zona rossa” sono apparentemente scioccanti; trattasi di concentrazioni che talvolta superano le diverse centinaia di ng/l (valori decine di volte superiori al limite riconosciuto come innocuo per la salute).
Al di la del fatto che nessun cittadino gradirebbe essere esposto in maniera determinante agli PFAS (o ad altri inquinanti), esiste la preoccupante possibilità che questi possano incidere negativamente sullo stato di salute generale e aumentare il rischio di morte. In molti stanno ipotizzando che l'eccesso di sostanze perfluoroalchiliche favorisca l'ipercolesterolemia, problemi alla tiroide, al fegato, ai reni, il tumore dei testicoli, della mammella ecc.

La risposta delle istituzioni all'emergenza PFAS

Per queste ragioni le istituzioni, a singhiozzo e anch'esse governate dall'incertezza, con la solita attitudine allo “scarica barile”, stanno proponendo alcune soluzioni per tutelare la salute dei residenti.
E' curioso notare che, nonostante la richiesta sia stata fatta con largo anticipo, le analisi sulle concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche negli alimenti (da agricoltura e allevamento locali) abbiano subìto un certo ritardo. Inoltre, mentre inizialmente si era deciso di intervenire sospendendo completamente l'utilizzo dell'acqua locale, oggi viene proposta l'installazione di filtri supplementari al carbone attivo. Peraltro, bisogna anche sottolineare che l'applicazione della cosiddetta plasmaferesi (lavaggio del plasma sanguigno) per rimuovere gli PFAS), suggerita dagli enti competenti, è del tutto sperimentale, ovvero non fornisce ha alcuna garanzia di efficacia. 
In una situazione del genere è facile lasciarsi prendere dal panico; questo i mass media lo sanno bene e diversi programmi tv, radiofonici e siti internet iniziano a diffondere notizie in maniera incompleta o inappropriata. Lo scopo di quest'articolo è quello di fare maggiore chiarezza sull'argomento scindendo il “vero” dal “probabile” e ulteriormente dal “possibile”.

Pericolo Ambientale

Troppi PFAS nell'ambiente

A causa della massiccia produzione industriale (contaminazione degli scarichi), implicazioni di tipo agricolo (utilizzo di fanghi per la concimazione), incidenti nei trasporti (riversamento nelle acque portuali), diffusione atmosferica (sempre industriale) e smaltimento dei rifiuti che li contengono, in passato è avvenuto un aumento della concentrazione ambientale di sostanze perfluoroalchiliche. Come molti altri inquinanti, anche gli PFAS si depositano dall'atmosfera al terreno, penetrano nel sottosuolo e, attraverso le falde sotterranee, giungono ai corsi d'acqua. Dai fiumi si ricava, mediante potabilizzazione, l'acqua che esce dai nostri rubinetti. E' quindi logico dedurre che le sostanze perfluoroalchiliche siano presenti tanto nell'acqua potabile quanto negli alimenti (ortaggi, carne, frutta, latte, uova, prodotti della pesca ecc).
Attualmente (soprattutto negli ultimi 4 anni: 2013-2017), gli enti competenti (ARPA, CNR, Legambiente ecc) stanno denunciando un aumento del tasso di sostanze perfluoroalchiliche (nell'aria, nella terra e nell'acqua), asserendo che possono esercitare un effetto nocivo per la salute dell'intero ecosistema e anche dell'essere umano. . La zona più interessata da questo fenomeno, come anticipato nel capitolo precedente, è la regione Veneto. Studi più recenti effettuati però negli USA mostrano che i livelli di PFOS e PFOA nella popolazione generale stanno invece diminuendo (3,07 e 9,32 μg/L in media per PFOA e PFOS, rispettivamente), a causa dell'interruzione della loro produzione e uso.
Come se non bastasse, gli PFAS hanno la caratteristica di essere altamente resistenti alla degradazione. Rimangono a lungo nell'ambiente e tendono per questo ad accumularsi raggiungendo livelli potenzialmente critici.

Salute

PFAS e salute: generalità

Gli PFAS come PFOS, PFOA e PFNA (vedi introduzione) hanno richiamato l'attenzione delle agenzie di regolamentazione ambientale e sanitaria a causa della loro persistenza, ipotetica tossicità e diffusione nel sangue della popolazione generale e della fauna selvatica.

Nel 2009 i PFAS sono stati citati come “inquinanti organici persistenti” ai sensi della Convenzione di Stoccolma, a causa della loro natura onnipresente, persistente, bioaccumulativa e tossica. La loro produzione è stata quindi regolata o eliminata da molti produttori come, ad esempio 3M, DuPont, Daikin e Miteni, in USA, Giappone ed Europa. Alcuni li hanno sostituiti con equivalenti meno dannosi (che citeremo più avanti).
Se, per varie ragioni, gli PFAS si accumulano nell'organismo, potrebbero esercitare un effetto nocivo per la salute; alcuni sospettano addirittura un ruolo determinante nel meccanismo di cancerogenesi. Prima di saltare a conclusioni affrettate, però, è indispensabile raggruppare tutte le informazioni disponibili sull'impatto “reale” delle sostanze perfluoroalchiliche nell'organismo umano.
Anzitutto, nonostante sia sempre meglio evitare che dei composti “estranei” giungano fino all'interno del corpo, ricordiamo che è “la dose a fare il veleno”. Inoltre, i PFAS sono moltissimi e anche parecchio diversi tra di loro, il che significa che non tutti esercitano lo stesso impatto sulla salute. Peraltro, non è detto che questi PFAS arrechino danno nella loro forma chimico-fisica “normale”. Per esempio, il teflon alimentare usato per rivestire le padelle antiaderenti o per costruire i taglieri da cucina (politetrafluoroetilene – PTFE, appartenente ai perfluorocarburi - PFC), diventa obbiettivamente nocivo per la salute solo quando scaldato (o meglio, bruciato) oltre i 260 °C.

E' comunque indubbio che esponendosi a concentrazioni molto elevate di PFAS, causate dall'inquinamento ambientale, si tenda ad accumularne quantità altrettanto significative all'interno dell'organismo; si ritiene che il corpo maschile impieghi ancora più tempo (circa 3 anni) rispetto a quello femminile. Come anticipato, le sostanze perfluoroalchiliche si legano alle proteine plasmatiche e resistono alla filtrazione renale che le elimina con grande difficoltà. Per dimezzare la quantità di PFAS nel sangue, in assenza di esposizione, rispettivamente per la donna e per l'uomo, sono necessari:

  • da 1,5 a 14,7 anni per il PFOA
  • da 0,4 a 11,5 anni per il PFOS
  • da 24 a 46 giorni per PFBS
  • da 72 a 87 ore per PFBA.

PFAS sull'organismo umano: colesterolo ed estrogeni

Le ricerche sulle sostanze perfluoroalchiliche e sull'acido perfluoroottanoico (PFOA) offrono risultati piuttosto discordanti o inconcludenti. Gli esperimenti che hanno riscontrato effetti negativi sulla salute sono prevalentemente quelli eseguiti su campioni di ricerca esposti a lungo e a concentrazioni rilevanti di questi inquinanti nell'aria; è quindi il caso dei lavoratori che operano all'interno di certi stabilimenti industriali e che per questo tendono ad inalare gli PFAS volatili. In tal caso, si sono rilevate alcuni alterazioni negative associate all'aumento di sostanze perfluoroalchiliche nel sangue; in particolare, si è notato un cambiamento dei parametri sanguigni riferiti al colesterolo e agli estrogeni.

Citazione Azienda ULSS 8 Regione Veneto:

“L'associazione più volte riscontrata nei vari studi con un andamento dipendente dalla dose di esposizione interna (livelli ematici più alti di PFOA e PFOS corrispondono all'effetto più marcato), è un aumento di livelli di colesterolo nel sangue e di acido urico, e possibile aumentato rischio di ipertensione.

L'interpretazione dei dati è resa ancora più difficile quando gli effetti siano così comuni nella popolazione generale e poco specifici per la presenza di fattori confondenti (ad esempio, i livelli di colesterolo possono essere altamente influenzati dagli stili di vita)”.

PFAS: test sugli animali

Test effettuati sugli animali hanno invece dimostrato che gli PFAS possono esercitare

  • Una tossicità, che oscilla da acuta a moderata, direttamente sul sistema gastrointestinale, sul fegato e sulla funzionalità della tiroide, se ingeriti per via orale e/o cronica ad alte concentrazioni
  • Effetti negativi sulla pelle sugli occhi, per esposizione o contatto ad alte concentrazioni di PFOA.

PFAS e Cancro

Citazione Azienda ULSS 8 Regione Veneto:
“Sebbene alcuni studi abbiano suggerito una possibile correlazione in soggetti esposti a dosi molto alte (es: i lavoratori dei siti produttivi) con tumori testicolari e renali, a causa di incongruenze osservate, non è stato possibile concludere in modo definitivo circa il legame tra l'esposizione a PFOA e PFOS e il cancro nell'uomo.

Gli stessi autori indicano che gli effetti riscontrati devono essere interpretati con cautela, sia perché spesso il disegno dello studio non permette di per sé di stabilire un nesso causale, sia perché i risultati sono spesso in contrasto tra gli studi (alcuni dei quali sono di qualità scarsa e hanno un peso minore nella valutazione)”.

PFAS e cancro sugli animali

Citazione Azienda ULSS 8 Regione Veneto:
“Pur essendo disponibili numerosi studi su diverse specie (in cui il fegato è il principale bersaglio della tossicità), l'estrapolazione di tali dati all'uomo è particolarmente difficile per le significative differenze nella permanenza di tali sostanze all'interno dell'organismo (molto inferiore nei roditori) e nel modo in cui queste provocano tossicità (alcuni meccanismi legati alla tossicità dei PFAS negli animali non sono rilevanti per la specie umana). I risultati ottenuti con PFBA e PFBS indicano una minore tossicità (circa due ordini di grandezza) rispetto ai congeneri a 8 atomi di carbonio”.

PFAS e cancro: conclusioni

I dati attualmente disponibili sembrano smentire l'ipotesi che, nell'uomo, gli PFAS ambientali possano causare il cancro. Per il beneficio del dubbio, si attendono comunque ulteriori approfondimenti ancora più accurati e dettagliati. Al contrario, negli animali esposti lungamente a concentrazioni elevate di PFOA e PFAS, si è osservato un aumento delle forme tumorali.
Tutto questo non è comunque sufficiente a inserire le sostanze perfluoroalchiliche nell'elenco delle sostanze potenzialmente cancerogene; molti altri composti, tra i quali anche certi fattori nutrizionali, assunti in concentrazioni “anormali” possono nuocere alla salute o incrementare le possibilità di tumore.
D'altro canto, siccome la prudenza non è mai troppa, gli enti di ricerca stanno continuando a sperimentare gli effetti degli PFAS e dei PFOA sui meccanismi di sviluppo tumorale. Parallelamente, le aziende sono tenute ad abolire questi  materiali privilegiandone altri meno inquinanti o più facilmente metabolizzabili dall'organismo.

Bambini

Gli PFAS sono pericolosi per i bambini?

PFAS sui cuccioli di animali

Un esperimento svolto sull'esposizione animale in gravidanza ad altissime concentrazioni di PFOA e PFOS ha rilevato certi effetti sulla crescita e/o difetti alla nascita dei cuccioli; per questa ragione, si è provveduto ad iniziare specifici accertamenti per quel che riguarda gli effetti sull'uomo.

PFAS sui bambini

Sono stati svolti alcuni studi sull'effetto di alte concentrazioni di PFOA nell'organismo dei bambini. Seppur a breve termine, non è stata stabilita alcuna conseguenza negativa sulla popolazione infantile; mancano eventuali approfondimenti a lungo termine.

In gravidanza e allattamento, nonostante siano stati osservati alti livelli di PFOA nel corpo delle madri, non si sono apprezzati: complicazioni prenatali, difetti dello sviluppo, alterazioni della salute generale e incremento dei livelli di PFOA nel latte materno. Sembrava fosse emerso un collegamento tra alta concentrazione di acido perfluoroottanoico e basso peso alla nascita; tuttavia, successivi esperimenti hanno smentito questa ipotesi.

Conclusioni

Pericolo PFAS: conclusioni

E' lecito e doveroso che gli enti competenti spingano a limitare il più possibile la diffusione degli PFAS, soprattutto viste le concentrazioni anomale nell'ambiente e nell'organismo in certe zone (si veda la questione veneta). Da diversi anni si suggerisce di rimpiazzare, anche parzialmente, le sostanze perfluoroalchiliche con prodotti alternativi; ad esempio, composti fluorurati di nuova generazione e surfattanti non fluorurati. Inoltre, sarebbe auspicabile che gli enti competenti adottassero il prima possibile delle misure di contenimento e rimedio per i danni ambientali già esistenti, allo scopo di preservare la salute pubblica. Per contro, anche i mezzi di diffusione mediatica dovrebbero fare la loro parte cercando di non supportare “l'allarmismo” e di favorire, invece, la corretta informazione a riguardo.

Bibliografia

  • Manuale Critico di Sanità Pubblica – Francesco Calamo Specchia - pag 283
  • Azienda ULSS 17 – Regione Veneto
  • Agency for Toxic Substances and Disease Registry- U.S. Department of Health and Human Services
  • Health Protection Agency- Public Health England


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Ultima modifica dell'articolo: 13/10/2017

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