Eccesso di Fruttosio

Il fruttosio è un monosaccaride assai diffuso in forma libera nella frutta, nel miele e negli ortaggi. Ne sono particolarmente ricche le carote, i fichi, le prugne, i peperoni, le zucchine, le banane e le mele. Abbondano di fruttosio anche molte bibite zuccherate, soft-drinks, dolciumi e prodotti industriali arricchiti con sciroppi di fruttosio-glucosio.

Oltre che in forma libera, negli alimenti il fruttosio può trovarsi anche associato ad altri zuccheri o molecole di fruttosio:

  • Mielese combinato ad una molecola di glucosio, origina il saccarosio, che rappresenta il disaccaride bianco cristallino estratto dalla barbabietola o dalla canna da zucchero comunemente utilizzato come "zucchero da tavola"; specifici enzimi situati nell'orletto a spazzola provvedono alla digestione del saccarosio, separando il fruttosio dal glucosio, che vengono quindi assorbiti in forma libera;
  • se polimerizzato in lunghe catene tramite legami β-2,1 forma invece l'inulina, una componente della fibra solubile NON digeribile per l'uomo ma comunque utile al funzionamento dell'intestino (grazie alla funzione PREBIOTICA nei confronti dei Bifidobacteria fisiologici). Le fibre, quindi, non rappresentano una fonte di fruttosio biodisponibile.

Il fruttosio è uno zucchero che, a basse concentrazioni ematiche, vanta una certa "indipendenza" dall'insulina, l'ormone anabolico indispensabile al trasporto del glucosio, degli amminoacidi e di molte altre molecole dal sangue all'interno dei tessuti (ad eccezione di quello nervoso e pochi altri).

La secrezione ed il metabolismo dell'insulina possono essere alterati dalla presenza di patologie dismetaboliche quali insulino-resistenza e diabete. In casi simili, la terapia farmacologica, quella nutrizionale e l'esercizio fisico perseguono un unico obbiettivo: la moderazione della glicemia e dei livelli insulinici al fine di limitare i danni metabolici nel breve, medio e lungo termine.
Per ridurre la glicemia e l'insulinemia, è fondamentale:

  1. Migliorare la composizione corporea (rapporto massa magra/massa grassa)
  2. Incrementare il dispendio energetico e la sensibilità recettoriale all'insulina mediante l'esercizio fisico
  3. Limitare i cibi fortemente glucidici e prediligere i cibi a basso indice glicemico

Il fruttosio, grazie alla sua caratteristica di insulino-indipendenza e alla necessità di essere convertito in glucosio prima dell'ossidazione, possiede un basso indice glicemico. Per questo motivo, nel trattamento degli insulino-resistenti e dei diabetici spesso si tende a promuovere il consumo di fruttosio rispetto al saccarosio, al glucosio ed ai dolcificanti (considerati additivi poco salutari); quello che ancora non è chiaro a tutti i professionisti del settore è che ECCEDERE nel consumo di fruttosio può essere nocivo per la salute dell'uomo ed ancor più per i pazienti dismetabolici.
Innanzi tutto è opportuno sottolineare che il fruttosio è un glucide semplice, pertanto anche eliminando ogni altra fonte di zuccheri semplici, il suo introito complessivo non dovrebbe comunque superare il 10-12% delle chilocalorie totali, una quantità facilmente raggiungibile consumando un paio di porzioni di frutta ed un paio di verdura, oppure 3 lattine di soft-drinks. Com'è facilmente intuibile, se ad una dieta simile viene integrato il consumo di fruttosio attraverso:

  • bevande ed alimenti addizionati
  • fruttosio granulare in sostituzione del saccarosio

l'eccesso è inevitabile.
I lettori potrebbero contestare un'osservazione simile dicendo:
"... se non è fruttosio, può essere saccarosio o glucosio ... ma si tratta comunque di glucidi semplici che contribuiscono ad alzare la glicemia; dopotutto, non sarebbe salutare fare un uso frequente e massiccio degli additivi dolcificanti!"
Verissimo; in effetti, la prima correzione dietetica consiste nel ripristino di buone abitudini alimentari mediante l'abolizione degli zuccheri semplici utilizzati come dolcificanti. Questo accorgimento facilita anche la riduzione del consumo di bevande dolci, dessert e caffè.
Il fruttosio non è un nutriente totalmente innocuo: è vero che vanta insulio-indipendenza MA SOLO entro certe dosi; eccedendo con il consumo di fruttosio, l'innalzamento della secrezione insulinica è garantito. Non è tutto! La conversione del fruttosio in glucosio avviene principalmente nel fegato; ciò significa che all'aumentare del fruttosio dietetico aumenta anche il carico di lavoro epatico, che in un paziente dismetabolico non è certo un effetto collaterale trascurabile. Inoltre, se le scorte epatiche di glicogeno sono sature, l'eccesso di fruttosio viene convertito in grassi (trigliceridi) con impatto negativo sul peso corporeo, sulla trigliceridemia e su eventuali problemi di steatosi epatica. Prove sperimentali su topi ed umani hanno dimostrato la capacità del fruttosio di aumentare i livelli plasmatici di trigliceridi più di quanto fatto da un'analoga quantità di glucosio. Inoltre il fruttosio sembrerebbe avere un minor potere saziante.
Recentemente sono stati svolti numerosi lavori sperimentali sul consumo di fruttosio nei diabetici e negli obesi, ed i risultati non sono buoni. Ad esempio, una sperimentale1 ha dimostrato che:

"un eccessivo consumo di fruttosio può avere effetti deleteri sulla salute umana (obesità, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia e danno renale). In particolare, nella comune pratica clinica nefrologica, ai pazienti nefropatici si consiglia di seguire un regime dietetico ipoproteico correndo il rischio di incrementare inconsapevolmente, per compenso, l'apporto di carboidrati tra cui anche il fruttosio. È dunque raccomandabile istruire i pazienti nefropatici a regime dietetico ipoproteico su come ridurre l'introito di tale zucchero".

Un'altra recentissima sperimentale2, evidenzia che:

"un maggiore consumo di fruttosio per 10 settimane porta a notevoli modifiche di utilizzazione postprandiale dei nutrienti nonché una significativa riduzione della ossidazione lipidica; si segnala anche una riduzione del dispendio energetico a riposo rispetto ai valori basali in soggetti che consumano bevande dolcificate con il fruttosio per 10 settimane".

Il fruttosio è un glicide utile alla terapia dietetica ma del quale è assolutamente sconsigliato l'ABUSO, in particolar modo nel trattamento dei pazienti dismetabolici, obesi e nefropatici. In soggetti affetti da sindrome dell'intestino irritabile anche un lieve eccesso di fruttosio può scatenare problemi di meteorismo, flatulenza e dolori addominali.


Bibliografia:

  1. Johnson R. J., Sanchez-Lozada L. G., Nakagawa T.J Am Soc Nephrol - The effect of fructose on renal biology and disease - 2010 Dec; 21(12):2036-9. Epub 2010 Nov 29
  2. C L Cox, K L Stanhope, J M Schwarz, J L Graham, B Hatcher, S C Griffen, A A Bremer, L Berglund, J P McGahan, P J Havel and N L Keim - Consumption of fructose-sweetened beverages for 10 weeks reduces net fat oxidation and energy expenditure in overweight/obese men and women  - European Journal of Clinical Nutrition 66, 201-208 (February 2012) | doi:10.1038/ejcn.2011.159


Ultima modifica dell'articolo: 05/01/2016