Dieta Pancreatite

La cosiddetta “dieta per la pancreatite” è una strategia alimentare che, se necessaria, favorisce la cura della malattia e si oppone al peggioramento della salute generale.

Pancreas, Pancreatite e Dieta

Cos'è la Pancreatite?

La pancreatite è una patologia di natura infiammatoria che colpisce il pancreas.
Dieta PancreatiteIl pancreas può essere considerato sia un organo che una ghiandola; è infatti deputato alla secrezione endocrina di ormoni (insulina, glucagone) e alla secrezione esocrina di un succo ad azione digestiva (contenente tripsinogeno, chimotripsinogeno, elastasi, lipasi pancreatiche, amilasi pancreatiche, fosfolipasi pancreatica e nucleasi pancreatiche).
Incidendo negativamente su queste funzioni del pancreas, la pancreatite peggiora la digestione dei cibi ed il metabolismo di alcuni nutrienti; ecco spiegata la necessità si adottare una una dieta appositamente calibrata.

Cause e Conseguenze

Le cause scatenanti della pancreatite possono essere molto varie, ma sono tutte caratterizzate da una specie di “auto-digestione” della ghiandola che, a seconda del punto in cui rimane danneggiata, perde la sua tipica capacità secretiva.

Quando il pancreas viene intaccato da un processo infiammatorio, le cellule si danneggiano e i suoi enzimi digestivi entrano in contatto con i tessuti circostanti, degradandoli fino a provocare emorragie, infezioni ecc; nel caso in cui questi succhi digestivi entrino nel circolo sanguigno, possono rimanere coinvolti anche organi molto distanti come i reni ed il cuore.

Finalità della Dieta per la Pancreatite

E' quindi abbastanza logico pensare che la dieta per la pancreatite risulti indispensabile al miglioramento dello stato di salute e ad una prognosi migliore.

Questi regimi nutrizionali non sono finalizzati alla rimozione dell'agente scatenante la patologia ma, d'altro canto, risultano molto importanti al ripristino/mantenimento della condizione nutrizionale, senza la quale l'organismo difficilmente è in grado di superare una situazione critica.
La dieta per la pancreatite acuta ed il regime nutrizionale per quella cronica sono parecchio differenti.

Dopo aver chiarito le diversità tra i due quadri clinici, analizzeremo più approfonditamente le linee guida da seguire.

Tipi di Pancreatite

La pancreatite viene classificata in due categorie:

  • Pancreatite acuta: esordio improvviso ed alto pericolo di morte; le cause più frequenti sono: farmacologiche, traumatiche, per abuso alcolico e per calcolosi biliare (nel caso in cui ostruisca il coledoco); più raramente, infettive o venefiche.
    Il sintomo principale della pancreatite acuta è il dolore (localizzato o irradiato) ma compaiono anche nausea, vomito, febbre e aumento del battito cardiaco. La diagnosi deve tenere in considerazione la presenza nel sangue di enzimi pancreatici, l'aumento di certi elettroliti e del glucosio.
    La terapia (se necessaria) è finalizzata alla rimozione dell'agente scatenante. Risultano di grande importanza il mantenimento dei parametri vitali ed il compenso delle complicanze; talvolta, si rende necessario l'intervento chirurgico (rimozione di cisti, calcoli, tessuto necrotico ecc). La mortalità è stimata al 15%.
  • Pancreatite Cronica: ha un'eziologia frequentemente correlata a: abuso alcolico (70% dei casi), autoimmunità, utilizzo di certi farmaci e familiarità.
    Si manifesta prevalentemente in seguito ad una mancata o parziale risoluzione della pancreatite acuta. Nel lungo termine, possono insorgere complicanze gravi come: perdita di peso difficilmente reversibile, diabete mellito e disturbi digestivi.
    Il sintomo immediato è il dolore (localizzato o irradiato); in seguito possono comparire segni clinici che corrispondono alle complicanze stesse, ovvero malassorbimento nutrizionale di vario genere (inclusa la perdita di peso) e, in fase avanzata, diabete mellito (che risulta anche una delle complicanze più importanti).
    La diagnosi si può avvalere di sistemi quali l'analisi del sangue, l'ecografia, la tomografia computerizzata ecc.
    La cura è finalizzata alla moderazione del dolore e al mantenimento dei parametri nutrizionali, ragion per cui diventa fondamentale una dieta specifica associata all'assunzione di farmaci contenenti enzimi pancreatici.
    La mortalità è inferiore rispetto alla fase acuta e pare correlata principalmente a complicanze associate a certe comorbilità.

Dieta Pancreatite Acuta

La dieta per la pancreatite acuta varia molto in base alla gravità della malattia.
Nelle forme più gravi è meglio evitare qualunque forma di alimentazione orale, sia a base di cibi, sia a base di soluzioni per via parenterale (sondino naso gastrico).

Ciò è assolutamente necessario per tenere a riposo l'organo che, in buona parte dei casi, non è in grado di svolgere in maniera adeguata né la sua funzione endocrina, né la sua funzione esocrina.

La nutrizione per la pancreatite acuta grave si svolge prevalentemente per via endovenosa e spesso viene associata a farmaci di tipo: analgesico, antibiotico, ormonale (insulina) ecc.
I requisiti della nutrizione parenterale per la pancreatite acuta grave sono:

Nelle forme più lievi, invece, quando la risoluzione è stimata approssimativamente in 24 o 48 ore, è possibile rinunciare alla somministrazione nutrizionale endovenosa limitandosi al compenso idrico; in certi casi, è possibile iniziare la dieta a base di alimenti in maniera precoce.

Per entrambe le situazioni, dal momento in cui i livelli degli enzimi pancreatici rientrano nell'ordinario, è possibile iniziare con la dieta solida.
I requisiti fondamentali di questa dieta sono:

Dieta Pancreatite Cronica

La pancreatite cronica è caratterizzata da uno stato di malassorbimento cronico (più o meno grave), talvolta associato a dispepsia e dolore (che può aumentare in corrispondenza dei pasti); ciò provoca spesso il rifiuto del cibo da parte dei malati.
Gli obbiettivi della dieta per la pancreatite sono quelli di contrastare la malnutrizione dovuta al malassorbimento e di stimolare al minimo l'attività pancreatica.
I requisiti fondamentali di questa dieta sono:

  • Eliminazione TOTALE degli alcolici (compreso il vino ai pasti) e delle bevande con altri nervini (caffè, tè, energetiche ecc)
  • Alto frazionamento dell'energia totale, con almeno 6 pasti di dimensioni contenute
  • Alto contenuto d'acqua
  • Concentrazione normale di glucidi, meglio se a basso indice glicemico-insulinico; circa il 60% dell'energia totale
  • Concentrazione normale di proteine; circa il 15% dell'energia totale o 0,8g per kg di peso fisiologico auspicabile
  • Concentrazione minima di lipidi; circa il 25% dell'energia totale
  • Quantità di fibre pari o inferiore a 15-20g/die.

E' auspicabile, soprattutto nei casi di malassorbimento più accentuato, l'utilizzo di integratori vitaminici. Questo intervento è necessario a causa dello scarso potenziale digestivo, in particolare delle molecole liposolubili (peraltro, assunte in quantità limitata per evitare l'affaticamento del pancreas).

Talvolta, i medici scelgono di somministrare farmaci contenenti enzimi pancreatici per compensare il deficit funzionale.
Le fonti principali di carboidrati a basso indice glicemico-insulinico devono essere le leguminose decorticate e i cereali raffinati, meglio se in ricette brodose. Questa raccomandazione, che non sembra rispettare la necessità di moderare l'indice glicemico-insulinico, è indispensabile per evitare che le fibre ostacolino eccessivamente l'azione degli enzimi (sia endogeni, sia esogeni).

Le proteine ad alto valore biologico dovrebbero essere assunte per mezzo del connubio tra legumi e cereali, e da alimenti magri di origine animale come: pollo e tacchino senza pelle, tagli magri di vitellomanzo, lombo di maiale, orata, branzino, merluzzo, platessa, albumi d'uovo, fiocchi di formaggio magro (meglio evitare altri caseari) ecc.
La cottura di tutti gli alimenti deve essere totalmente priva di grassi aggiunti, ragion per cui si suggerisce di utilizzare padelle antiaderenti o di praticare tecniche come: bollitura, a vapore, a pressione, a bagnomaria, in vaso e sottovuoto.
Nella dieta per la pancreatite cronica, i condimenti dovrebbero essere a base di oli ricchi di acidi grassi a catena media, il cui assorbimento è indipendente dall'azione della bile e delle lipasi pancreatiche; in linea di massima, meglio non superare i 30-40g/die.

L'olio che vanta la maggior quantità di acidi grassi a catena media è quello di cocco; anche il burro ne vanta una discreta percentuale, ma è sconsigliabile a causa della natura satura degli acidi grassi che lo compongono.


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Ultima modifica dell'articolo: 23/05/2016