Dieta Oloproteica

Fonte: http://www.dietacastaldo.it/pdf/20130121084244_MS77.pdf.

Liposuzione alimentare

La dieta oloproteica® è una strategia alimentare anzidetta "Liposuzione Alimentare", un nomignolo certamente di grande effetto (liposuzione = dimagrimento rapidissimo e senza fatica), ma ovviamente del tutto estraneo a ciò che riguarda la correttezza etimologica del termine.Dieta Oloproteica
Basandosi su quanto divulgato dai dottori:

  • Giuseppe Castaldo (Medico-chirurgo specialista in Medicina Interna, Gastroenterologia e Scienza dell'Alimentazione, Direttore UO Dietologia e Nutrizione Clinica AORN Moscati AV)
  • Dr.ssa Assunta Vitale (Laureata in Dietistica UO Dietologia e Nutrizione Clinica AORN Moscati AV)
  • Dr.ssa Laura Castaldo (Medico-Chirurgo specializzanda in Neuropsichiatria Infantile)

la dieta oloproteica® avrebbe guadagnato il soprannome di liposuzione alimentare in virtù del suo strabiliante esito sulla riduzione delle adiposità localizzate in sede peritrocanterica (note anche come "culotte de cheval") e sul rimodellamento della silhouette; inoltre, la dieta oloproteica® produrrebbe un miglioramento del macro e del microcircolo delle gambe.

Dieta Oloproteica ®: Come funziona?

La dieta oloproteica® è di fatto un regime alimentare con tendenza nutrizionale proteica e chetogenica. Viene applicata in un apposito centro medico e utilizzata per il trattamento delle obesità con o senza patologie metaboliche, in particolare per quelle ginoidi che non rispondono correttamente alla terapia ipocalorica tradizionale. Ciò non toglie che la dieta oloproteica® possa giovare anche solo al raggiungimento di un fine estetico nei soggetti normo-peso.
Le basi scientifiche della dieta oloproteica® sono gli studi del Prof. Blackburn, della "Harvard University", il quale si è fato carico di apprendere quali siano i reali fabbisogni proteici durante il digiuno. Secondo il professore, una privazione di carboidrati può azzerare l'effetto anabolico dell'insulina sul tessuto adiposo; inoltre, con un apporto proteico di circa 1,2-1,5g/kg di peso ideale (contro 1g/kg della normalità) è anche possibile tutelare la massa magra del soggetto, evitando che venga compromessa dal catabolismo. Dunque, in tal modo, Blackburn scongiura ogni eccesso proteico (caratteristico dei regimi alimentari come la dieta Dukan) garantendo l'equilibrio azotato e permettendo di non soffrire la fame grazie al costante stato di chetosi.
Sulla scia del professore, circa 20 anni orsono nacque la dieta oloproteica®, più innovativa rispetto alla precedente grazie alle seguenti correzioni:

  1. Utilizzo di amminoacidi stimolanti la sintesi di GH e di siero proteine purificate con un apporto di 1,4g/kg di peso ideale
  2. Quota di carboidrati tra 10 e 20g/die (solo fruttosio degli ortaggi) e di lipidi pari a 10g/die (1 cucchiaio di olio extravergine di oliva)
  3. Assunzione di proteine da integratori e alimenti in parti uguali
  4. Durata massima di 21 giorni, che garantisce l'assenza di effetti collaterali
  5. Integrazione di sali minerali alcalinizzanti per compensare l'acidificazione della chetosi
  6. Integrazione precisa di minerali tendenzialmente carenti per l'effetto diuretico della dieta chetogenica
  7. Integrazione di oligoelementi, vitamine, FOS, omega 3, fitoterapici drenanti, uricosurici, epatoprotettivi e modulanti l'ipertono simpatico
  8. Inserimento di un protocollo di rieducazione alimentare ispirato alla dieta mediterranea.

Secondo il sistema della dieta oloproteica®, l'effetto simil-liposuzione deriva dal fatto che i sistemi enzimatici di liposintesi e lipolisi del tessuto adiposo (strutturazione e demolizione) sono regolati da un complesso asse ormonale. L'insulina ed il cortisolo favoriscono il deposito adiposo a livello addominale, mentre gi estrogeni (ormoni sessuali femminili) orientano l'accumulo in senso ginoide, ovvero in prossimità dei trocanteri dei femori (ipoteticamente come riserva energetica per la lattazione).
A dimostrazione di tale sistema, uno studio condotto da T. M. Loftus e M. D. Lane ha dimostrato che l'insulina e gli estrogeni stimolano il PPARγ (recettore peroxisome proliferator-activated receptor gamma), il quale regola sia il deposito degli acidi grassi (favorendolo), sia il metabolismo del glucosio (riducendo la glicemia). Parallelamente, hanno evidenziato un effetto quasi opposto a carico del GH (somatotropina o ormone della crescita), ovvero di aumento della lipolisi e di inibizione della liposintesi. Alcuni farmaci per diabetici intervengono proprio su questi recettori, riducendo la glicemia senza alzare l'insulina; nel topo, è stato dimostrato che una modifica genetica di esclusione del PPARγ impedisce la sintesi di tessuto adiposo. Per concludere, la dieta oloproteica® tenta di ridurre al minimo l'insulina e di aumentare la secrezione di GH per favorire la rimozione del tessuto adiposo di tipo ginoide.
Non è tutto, sempre in base a quanto divulgano gli autori, pare che la dieta oloproteica® favorisca la scomparsa dei noti sintomi legati alla sindrome premestruale, forse in merito all'azione contrastante gli estrogeni da parte del GH. Inoltre, sembra che la buona riuscita della dieta oloproteica® riduca una vastissima sintomatologia imputabile alla compromissione del ritorno venoso e linfatico (prurito, edemi, torpori, crampi, discromie ecc.).

Dieta Oloproteica ®: Criticità

Iniziamo col precisare che qualunque dieta chetogenica è una dieta nociva per la salute. Non si tratta solo di un'opinione personale ed è possibile reperire innumerevoli articoli divulgativi e scientifici (basati su ricerche sperimentali) a supporto di tale imputazione. Ovviamente, anche in questo caso è "la dose che fa il veleno"; limitando il trattamento a 21 giorni, gli autori si liberano di qualunque responsabilità e, inserendo il protocollo di rieducazione alimentare, ottemperano anche a ogni dovere futuro nei confronti dei pazienti. Rimane il fatto che convincere la popolazione che per dimagrire e diventare "belli" sia necessario affrontare una dieta sbilanciata e che richiede mille integratori alimentari, NON è assolutamente un comportamento educativo, tutt'altro! Per leggere con maggior attenzione gli effetti nocivi delle diete chetogeniche è possibile consultare l'articolo: Dieta chetogenica? No grazie!
Va poi aggiunto che NON è assolutamente vero che la privazione di carboidrati azzera l'effetto anabolico dell'insulina; piuttosto, lo riduce drasticamente e, tra l'altro, può farlo SOLO se anche le porzioni degli altri macronutrienti energetici sono "da fame" (come in questo caso). Ciò è giustificabile dal fatto che pure altre molecole sono in grado di sollecitare la secrezione insulinica e, se è vero che i glucidi sono i nutrienti più in eccesso nell'alimentazione collettiva degli italiani, è anche vero che mangiando grosse quantità di proteine e lipidi si assiste comunque ad un'impennata insulinica.
La dieta oloproteica® non è una dieta iperproteica in senso assoluto, poiché la quantità di peptidi è quella "normale"; tuttavia, lo è in termini percentuali, poiché l'apporto plastico copre circa il 70% dell'energia complessiva. Un po' troppo, soprattutto considerando che (in una dieta equilibrata e praticabile per un sedentario) dovrebbe limitarsi al 12-13%!
Difficile credere che, durante un regime alimentare da "Auschwitz", i corpi chetonici siano sufficienti ad indurre l'anoressia che ci vuole per evitare gli attacchi di fame. Con solo i carboidrati degli ortaggi, l'utilizzo di un cucchiaio di olio al giorno e fornendo 1,5g di proteine per kg di peso corporeo fisiologico (da integratori e alimenti), un uomo adulto dal peso desiderabile di 65kg assumerebbe meno di 600kcal al giorno (a seconda di quanti ortaggi consuma). Assolutamente NON praticabile. Tra l'altro, sarebbe anche molto interessante capire come l'azotemia possa essere in equilibrio, poiché se è vero che da 0,75 a 1,5g di protidi per kg di peso è possibile ottemperare alle necessità plastiche di chiunque, è altrettanto vero che ciò vale in condizioni di eunutrizione. Decurtando carboidrati e lipidi, è inevitabile che una parte degli amminoacidi circolanti nel sangue finisca nella produzione epatica di glucosio (neoglucogenesi); ebbene, questo processo lascia dietro sé un bel po' di scarto, ovvero i gruppi azotati, che per forza di cose divengono superiori rispetto a quanto accade in una dieta bilanciata.
E' anche piuttosto improbabile modificare significativamente la distribuzione del grasso corporeo; il fatto che molte donne si vedano "larghe sotto e strette sopra" dopo una dieta equilibrata, deriva semplicemente dal fatto che (per la questione ormonale descritta) questi chili sono gli ultimi ad andarsene. Modificare l'asse ormonale degli estrogeni (fortunatamente) non è semplice come per l'insulina (soggetta ai flussi nutrizionali), e lo stesso vale per il GH (altrimenti, la muscolatura media dei culturisti "naturali" sarebbe di certo molto più elevata). Tra l'altro, ricordiamoci che gli ormoni funzionano come delle "chiavi" e che i tessuti sono forniti di apposite "serrature"; per assurdo, anche modificando la quantità di "chiavi circolanti", bisognerebbe poi fare i conti con le "serrature presenti nel corpo"; un bel grattacapo. Esiste di certo una forte correlazione tra le componenti di: tessuto adiposo, insulina ed estrogeni, già ampiamente documentato nell'analisi dell'eziologia tipica dell'ovaio policistico, ma affermare di poter modellare il corpo a mo' di liposuzione con integratori e alimenti, è davvero molto azzardato.
Interessante la correlazione tra dieta oloproteica® e sintomi della sindrome premestruale, soprattutto considerando che si tratta di una condizione notoriamente transitoria e che, al termine di tale passaggio, avviene (nella maggior parte dei casi) una ridistribuzione spontanea del grasso (da ginoide ad androide). Se la maggior parte delle pazienti si trova in questa fase, ecco svelato come avviene la riduzione del grasso peritrocanterico. In merito al ritorno venoso e linfatico, invece, questo migliora indiscriminatamente con la riduzione dell'eccesso ponderale e non per forza con l'ausilio della dieta oloproteica®.
In definitiva, si tratta di un sistema poco educativo, non sostenibile, soprattutto per chi svolge uno stile di vita attivo. Richiede un'assunzione massiccia di integratori alimentari che, se da un lato sono necessari, dall'altro difficilmente potranno alleviare il carico di lavoro del fegato e soprattutto dei reni. Si basa su ricerche interessanti e probabilmente con un fondo di concretezza, ma i dati forniti dagli autori non sono imparziali, pertanto risultano assolutamente poco indicativi.



Ultima modifica dell'articolo: 02/05/2016