Dieta Montignac

La dieta Montignac, dal suo creatore: Michel Montignac, è una filosofia alimentare che sembra imporre poche restrizioni; la dieta Montignac non è una “ipocalorica”, bensì uno stile alimentare che cerca di adattarsi a tutte le culture, applicando il concetto-cardine della scelta alimentare sulla base dell'indice glicemico dei cibi al fine di controllare il peso corporeo.
Dieta MontignacGli obbiettivi del metodo Montignac sono: riduzione duratura del peso corporeo, riduzione dei fattori di rischio cardio-vascolari e prevenzione del diabete. Michel Montignac definisce il suo metodo “l'unica dieta perfettamente equilibrata”: dimagrire senza mangiar meno, ma sicuramente meglio!
Michel Montignac fa della lotta all'iperinsulinismo il suo cavallo di battaglia; egli cerca di dimostrare che non è l'ammontare calorico ad incidere significativamente sul controllo del peso, quanto una disfunzione organica di tipo ormonale. Secondo questo principio, due alimenti contenenti carboidrati in quantità analoga aventi indici glicemici differenti possono contribuire (a parità di energia) all'aumento o alla riduzione del peso corporeo.
Il metodo Montignac sembra avere una lunga storia; già dagli anni 80' il suo fondatore ha condotto studi ed approfondimenti sull'equilibrio glicemico conferito dagli alimenti. Michel Montignac è un nutrizionista di fama mondiale nonché autore di numerosi testi tradotti in diverse lingue e commercializzati in molti paesi; in Europa ha superato i 18 milioni di copie vendute.
Analizzando le teorie del “pioniere” dell'indice glicemico, il messaggio arriva forte e chiaro: l'insulina fa ingrassare!
Ebbene, per evitare incomprensioni nonché la diffusione di concetti fraintendibili, sarà mia premura approfondire con maggiore oggettività il funzionamento dell'insulina e l'influsso della dieta sul suo rilascio.

L'insulina è un ormone che svolge una funzione anabolica, cioè promuove il deposito e la sintesi; essa è coinvolta nel ripristino delle riserve di glicogeno e delle riserve adipose, promuove la sintesi proteica muscolare e parallelamente inibisce il catabolismo (consumo) di tutti e tre questi substrati/tessuti. Tralasciando (ma non omettendo) l'importanza di questo mediatore ormonale per il recupero energetico, per l'ingresso del glucosio nelle cellule insulino-dipendenti, quindi per la VITA, credo sia d'obbligo evidenziare che sebbene l'insulina possieda funzioni di deposito, il suo rilascio è limitato al momento post-prandiale ed in condizioni fisiologiche la sua presenza ematica si riduce proporzionalmente alla glicemia. In assenza di PATOLOGIE DISMETABOLICHE, la risposta insulinica è assolutamente ponderata all'indice ed al carico glicemico del pasto, quindi, IL RILASCIO DI INSULINA NON E' UN NEMICO DA COMBATTERE!
Per quanto Montignac sia stato il primo specialista a focalizzarsi sulla scelta dei cibi a basso indice glicemico, i lettori non rimangano forviati dall'enfasi divulgativa che promuove il metodo. L'indice glicemico influisce di certo sul rilascio insulinico, ma è un requisito che subordina ad altri 2 concetti analogamente prioritari (non presenti nelle linee guida Montignac):

  • Il CARICO glicemico, cioè la QUANTITA' di glucidi introdotti, che nella pratica dietetica corrisponde alla PORZIONE alimentare di: cereali e derivati, patate, frutta, ecc.
  • La percentuale di glucidi SEMPLICI introdotti attraverso gli alimenti “elaborati” che, a causa della loro “raffinatezza glucidica”, (oltre ad aumentare il rischio di carie dentale) si caratterizzano per una velocità di assorbimento e metabolizzazione dei carboidrati molto elevata. La quota raccomandata di glucidi semplici dovrebbe aggirarsi intorno al 12% delle calorie totali.

In termini glicemici:

  • Rispettando il consumo di porzioni alimentari adeguate  e consone alla necessità dietetica del consumatore
  • Facendo attenzione a non snaturare eccessivamente il rapporto glucidi complessi/glucidi semplici (8:1)

la valutazione dei singoli indici glicemici assume un ruolo decisamente meno rilevante; la chiave di un'alimentazione corretta è costituita in egual modo dalla scelta degli alimenti e dalla gestione delle porzioni.

Detto ciò, tra le fonti bibliografiche della dieta Montignac è possibile reperire uno studio scientifico dello scienziato B.Jeanrenaud; la sperimentale descrive la correlazione tra iperinsulinismo ed obesità definendole direttamente proporzionali. La pubblicazione trova una conferma pratica di questo concetto teorico riproducendo artificialmente l'iperinsulinismo nell'animale ed ottenendo, a parità di bilancio calorico, un incremento ponderale nei soggetti con la maggior somministrazione esogena.


La chiave di lettura dello studio potrebbe essere completamente diversa


Innanzitutto, la sperimentale si focalizza sull'effetto dell'iperinsulinismo farmacologico, quindi NON FISIOLOGICO, in relazione all'incremento del peso corporeo. Essendo un ormone anabolico, è chiaro che, a parità di bilancio calorico, chi possiede livelli PATOLOGICI di insulina ne subisce i relativi effetti di ingrassamento; peccato che (escludendo dismetabolismi ereditari) l'iperinsulinismo NON sia una condizione fisiologica! L'iperproduzione di questo ormone è causata dall'iperglicemia indotta dalla RIDUZIONE DELLA SENSIBILITA' recettoriale PERIFERICA, tipica dei soggetti in sovrappeso od obesi.  
Non è l'insulina FISIOLOGICA a generare l'obesità... ma è l'obesità (indotta da un'alimentazione SCORRETTA) a ridurre la sensibilità insulinica causandone l'IPERPRODUZIONE CRONICA; è giusto affermare che l'iperglicemia associata ad iperinsulinismo facilita il deposito adiposo… ma si tratta di un'eventualità facilmente scongiurabile gestendo intelligentemente le porzioni alimentari.
In definitiva, non è corretto demonizzare l'insulina attribuendole il ruolo di ormone ingrassante, poiché a livelli fisiologici, essa non  possiede alcun effetto collaterale; inoltre, in condizioni fisiologiche, e garantendo porzioni adeguate, anche gli alimenti ad alto indice glicemico non incidono significativamente sull'iperinsulinismo e sul deposito adiposo.

Secondo il metodo Montignac, consumando esclusivamente glucidi con un indice glicemico inferiore od uguale a 35, la risposta insulinica è SUFFICIENTEMENTE BASSA da consentire l'attivazione dell'enzima dimagrante, la trigliceride-lipasi, e scatenare così la perdita di peso. Anche quest'effetto positivo sul metabolismo è subordinato alle porzioni alimentari; seppur a basso indice glicemico, un piatto di lenticchie non genera la stessa risposta insulinica di 2 piatti di lenticchie! Inoltre, d'accordo che favorendo l'attivazione FISIOLOGICA della trigliceride-lipasi è possibile ottimizzare la riduzione delle riserve adipose, ma se l'enzima è già fisiologicamente attivo, non può di certo aumentare in maniera perpetua.

E' possibile affermare che la dieta Montignac potrebbe dimostrarsi un metodo efficace nella cura di disfunzioni come la sindrome metabolica ed il diabete di tipo 2, nelle quali è fondamentale ridurre il più possibile l'iperglicemia CRONICA ma senza adottare un regime alimentare low-carb. Al contrario, nei soggetti sani, escludere totalmente gli alimenti ad alto indice glicemico, sostituendoli con altri a basso indice glicemico, PRESCINDENDO DALLE PORZIONI DI CONSUMO, potrebbe essere una limitazione quantomeno ingiustificata.