Dieta in Menopausa

Generalità

La dieta nella menopausa dev'essere programmata tenendo in considerazione tutte le modificazioni fisiologiche e parafisiologiche che si manifestano nell'organismo femminile.
Le alterazioni ormonali che caratterizzano la menopausa cambiano sensibilmente le necessità nutrizionali e i rischi per la salute delle donne; la programmazione dietetica in questo periodo della vita ha proprio l'obbiettivo di ottemperare in maniera completa a tutti i fabbisogni necessari, e di garantire alla donna un buono stato di forma generale.

Calcio e Vitamina D

Dieta in MenopausaIl cambiamento più importante, dal quale dipende la maggior parte delle piccole differenze fra il pre- ed il post-menopausa, è rappresentato dalla carenza estrogenica; gli estrogeni sono ormoni gonadici steroidei tipicamente femminili che agiscono a livello sistemico.
Uno dei disturbi più importanti (ed anche più conosciuti) relativo alla carenza estrogenica è l'alterazione della calcificazione ossea che, se trascurata (o in presenza di altri fattori di rischio), può sfociare nell'osteoporosi: al fine di prevenirne l'insorgenza è possibile somministrare alle donne in menopausa una terapia ormonale sostitutiva.

A questo punto, una volta garantita l'omeostasi ormonale, è fondamentale assicurarsi che il rapporto sintesi/rimodellamento osseo non venga alterato a causa di un deficit minerale (calcio - Ca) e/o vitaminico (Calciferolo - vit. D); a tal proposito, la dieta nella menopausa riveste un ruolo fondamentale.

In menopausa, il fabbisogno alimentare di calcio - minerale indispensabile alla sintesi di idrossiapatite nello scheletro - è di 1200-1500mg/die, mentre quello della vit. D è di 10microg/die. A tal proposito è opportuno che le donne in fase di transizione valutino assieme al proprio medico e/o specialista dell'alimentazione se, oltre alla dieta per la menopausa e all'esposizione alla luce solare - utile per la sintesi endogena di vit. D - sia opportuno incrementare l'apporto del minerale e del calciferolo attraverso l'assunzione di farmaci o integratori alimentari.

NOTA BENE

La terapia estrogenica sostitutiva (TOS) è consigliata per la riduzione dei sintomi legati alla menopausa e, come già esposto, per la riduzione del rischio di osteoporosi; è comunque doveroso aggiungere che gli estrogeni esogeni sono in grado di limitare anche l'aumento di incidenza del cancro all'endometrio (utero) che si registra in caso di TOS a base di soli progestinici; tuttavia, alcune sperimentali hanno dimostrato che la terapia ormonale estrogenica somministrata in maniera massiccia e per lungo tempo, può aumentare significativamente il rischio di incidenza del cancro alla mammella. Questa eventualità è influenzata da numerose variabili, cui la presenza di altri fattori di rischio come l'ipertrigliceridemia (vedi sopra) e la densità dei recettori estrogenici sul tessuto mammario.

Grassi e Colesterolo

Non meno importante l'aspetto biochimico legato ai lipidi, alle lipoproteine, quindi al rischio cardiovascolare. Infatti, è noto che durante tutto il periodo di fertilità gli estrogeni svolgono un ruolo sensibilmente protettivo nei confronti dei vasi sanguigni; questi ormoni agiscono sui recettori epatici delle lipoproteine a bassa densità (LDL) favorendone la rimozione dal circolo ematico e promuovendo la conservazione di un buon sistema cardio-vascolare. Tuttavia, al calare della produzione di estrogeni è possibile che si manifesti un incremento patologico dei lipidi ematici, di conseguenza un aumento del rischio di complicazioni cardiovascolari; a tal proposito, la dieta nella menopausa deve evitare:

  1. L'incremento del colesterolo ematico totale e soprattutto di quello LDL
  2. L'incremento ponderale eccessivo relativo del deposito viscerale (tipo androide)

La dieta nella menopausa deve anche considerare che, come dimostrano alcuni studi, uno dei fattori di rischio predisponenti al cancro al seno è rappresentato dall'aumento dei trigliceridi ematici. Ciò significa che, oltre a limitare il colesterolo esogeno ed i grassi saturi per scongiurare l'ipercolesterolemia, dovranno essere dosati con attenzione anche la tipologia alimentare e le porzioni dei cibi a prevalenza glucidica; questo perché la tendenza all'iperglicemia favorisce la sintesi dei trigliceridi, incrementandone significativamente la concentrazione ematica.

Fitoestrogeni

Attraverso l'alimentazione NON è possibile ridurre significativamente i sintomi legati alla sindrome menopausale: vampate di calore, sudorazioni notturne, insonnia, ansia, irritabilità, alterazioni dell'umore, scarsità di memoria, riduzione della concentrazione e caduta del desiderio sessuale. Tuttavia, la dieta nella menopausa potrebbe coadiuvare positivamente la terapia farmacologica garantendo un buon apporto di estrogeni vegetali o fitosteroli. Queste molecole, già note per la loro capacità di ridurre l'assorbimento intestinale del colesterolo, possono anche simulare l'azione estrogenica a livello sistemico placando (più o meno sensibilmente) i sintomi legati alla menopausa. I fitoestrogeni sono ampiamente presenti nei legumi (soprattutto nella soia) ed in commercio si possono anche trovare sotto forma di integratori alimentari (isoflavoni di soia, trifoglio rosso, cimicifuga).

Ferro

L'unico aspetto positivo legato alla menopausa, quindi all'interruzione del ciclo mestruale, riguarda il fabbisogno di ferro (Fe); con l'annullamento delle perdite sanguigne legate allo sfaldamento mucoso dell'endometrio uterino, l'apporto di ferro scende da 18mg/die per la donna fertile a 10mg/die per la donna in menopausa.

Cosa Mangiare

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Ultima modifica dell'articolo: 03/10/2016