Dieta Ipercalorica - Applicazioni

La dieta ipercalorica è un regime alimentare che si prefigge l'obbiettivo di aumentare l'apporto di tutti i nutrienti con l'alimentazione (energetici, plastici, sali minerali, vitamine ecc.), allo scopo di favorire un eventuale incremento ponderale utile al ripristino del peso fisiologico desiderabile, in un soggetto caratterizzato da sottopeso, quindi potenzialmente MAL-nutrito.
Dieta IpercaloricaNB. La dieta ipercalorica è una TERAPIA ALIMENTARE ed in quanto tale dovrebbe essere suggerita e stilata dalle relative figure professionali: dietologo, nutrizionista specializzato, dietista.

Sottopeso e IMC

Il termine "sottopeso" è un appellativo (o meglio una valutazione) che indica "una persona con indice di massa corporea (IMC, in inglese BMI) pari o inferiore a 18,4 punti", oltre i quali (da 18,5 in su) è compresa la normalità (fino a 24,9 punti), poi il sovrappeso (fino a 30) ed infine l'obesità.
L'IMC si calcola mediante la formula: peso in kg/(statura in m)2; non tiene conto dell'accrescimento, del livello di idratazione e del rapporto tra massa magra/massa grassa, pertanto risulta INadatto alla valutazione degli sportivi, degli atleti, dei ragazzi con meno di 18 anni e dei soggetti con patologie che alterano la composizione corporea in maniera significativa (ad es. edema interstiziale profuso, ascite ecc).

Dieta ipercalorica: quanto mangiare DI PIU'?

La dieta ipercalorica deve possedere i seguenti requisiti:

  • Veridicità e pertinenza: è essenziale che l'operatore stili la dieta ipercalorica con accuratezza e ne valuti periodicamente gli effetti sul soggetto
  • Equilibrio nutrizionale: la dieta ipercalorica è ripartita in maniera classica e, tuttalpiù, può determinare un incremento della frazione proteica fino ai limiti superiori consigliati dagli istituti di ricerca nutrizionale
  • Surplus energetico complessivo ben calibrato: la dieta ipercalorica necessita un aumento dell'energia totale pari e non superiore al 10% della normocalorica; in definitiva, supponendo il fabbisogno di 1800kcal di un soggetto in sottopeso, la relativa dieta ipercalorica sarà pari a: 1800kcal + (10%*1800kcal) "cioè" 1800kcal + 180kcal = 1980kcal.

Applicazioni in clinica

Come anticipato, la dieta ipercalorica è necessaria per acquistare peso e scongiurare l'eventuale malnutrizione, sia parziale, sia generale; in parole povere è diametralmente opposta alla dieta ipocalorica (vantaggiosa nel calo ponderale).
Nel nostro Paese, la dieta ipercalorica è meno utilizzata di quella ipocalorica perché il sottopeso rappresenta una condizione patologica INfrequente; di solito, le persone aventi un IMC <18,5 rientrano tra i seguenti casi:

Purtroppo, la dieta ipercalorica ALIMENTARE (quindi senza l'ausilio di integratori, alimentazione parenterale o enterale con sondino), pur rappresentando una cura potenziale in TUTTI i casi sopra citati, non è sempre applicabile; di certo NON presenta alcuna controindicazione nel trattamento dei magri di costituzione e dei consapevoli o con alimentazione disordinata/disorganizzata ma, osservando accuratamente gli altri casi, ci si può render conto di quanto impegnativo e problematico potrebbe risultare questo intervento nutrizionale.
Chi manca di appetito (o lo ignora) non riesce a sostenere "l'impegno" di un'alimentazione normale, poiché già percepita come eccessiva! In questi casi, la dieta ipercalorica è una vera e propria forzatura e si accompagna frequentemente a: gonfiore, senso di costipazione, inappetenza protratta, astenia, nausea, eruttazioni ecc.
Nei soggetti con impedimenti fisici, l'applicazione della dieta ipercalorica non dipende dalla volontà del soggetto; se l'handicap è motorio o cognitivo è sufficiente garantire (come fosse semplice..) che il soggetto venga accompagnato da un familiare o da un ausiliare incaricato di facilitargli la gestione e il consumo dei pasti; se il difetto risiede nella masticazione, la dieta ipercalorica sarà prevalentemente liquida e non si rende indispensabile l'intervento di terzi.
E' inoltre sconsigliabile prescrivere una dieta ipercalorica nei soggetti malnutriti e/o in sottopeso se affetti da DCA (frequentemente trascinati in ambulatorio dai familiari o dagli amici ma NON consenzienti o FITTIZI); essi (di solito affetti da anoressia nervosa o border-line) rifiutano spontaneamente il cibo e a volte, nonostante il successo della terapia psichiatrica, in seguito alla cronicizzazione del disturbo si possono riscontrare notevoli impedimenti di natura organica a carico del sistema digerente (come la restrizione gastrica).
Inutile descrivere quali potrebbero essere gli ostacoli della prescrizione dietetica ipercalorica a persone economicamente o socialmente disagiate; in condizioni di povertà, il potere di acquisto delle famiglie o del singolo si riduce drasticamente (o si azzera) incidendo notevolmente sull'alimentazione. Non è necessario portare esempi del 3° o del 4° mondo (certamente di grande interesse ma lontani dalla realtà italiana): anche nei paesi sviluppati come il nostro il disagio economico ingravescente tende a modificare profondamente sia la salubrità, sia lo stile alimentare delle famiglie; iniziamo col precisare che la necessità economica favorisce l'aumento degli impegni lavorativi (nella migliore delle ipotesi...) MA riduce di conseguenza il tempo dedicato all'approvvigionamento e alla preparazione dei cibi. Ciò comporta un'educazione alimentare giovanile insufficiente e la possibilità di ipo- o mal-nutrizione. Questi giovani dovrebbero poi essere sottoposti a dieta ipercalorica per ripristinare il peso fisiologico desiderabile ma, ovviamente, una domanda sorge spontanea: se dapprima è mancato un controllo dei genitori sulla gestione alimentare ordinaria dei figli... con quali presupposti adempieranno ai loro doveri nel corso della terapia ipercalorica? Il rischio è quello di una terapia ipercalorica fallimentare, o peggio, diseducativa.
E' quindi deducibile che, laddove il problema sia una MANCANZA concreta delle risorse economiche o l'assenza di un nucleo familiare di appartenenza, la dieta ipercalorica risulterebbe ancor più insostenibile, quindi inapplicabile.
I depressi o emotivamente instabili (ad es. in seguito ad un lutto) possono manifestare (analogamente ai malati di DCA, ma con eziologia differente) un rifiuto verso il cibo; se ne evince che: la terapia dell'eventuale malnutrizione e del conseguente sottopeso debba fondarsi anzitutto su un corretto approccio psicologico/psichiatrico al quale, in un secondo momento o simultaneamente, si accosti la dieta ipercalorica utile al ripristino del peso fisiologico desiderabile.
I pazienti geriatrici e gli anziani in genere sono frequentemente affetti da malnutrizione, anche se (per ragioni metaboliche) questa si manifesta più raramente col sottopeso (la massa muscolare si riduce più rapidamente dell'adipe) ma esordisce con sintomi e segni clinici imputabili a carenze nutrizionali. Gli anziani rientrano frequentemente in diverse situazioni tra quelle sopra citate: depressi, disagiati economici e/o sociali, con impedimenti fisici, inappetenti, con alimentazione disordinata/disorganizzata, ecc. Somministrare una dieta ipercalorica è senz'altro indicato, seppur nel rispetto di eventuali patologie o quadri clinici correlati (reflusso gastro esofageo, ipocloridria, disfagia, diverticolosi, diabete, ipertensione ecc.); è pur logico che, analogamente ai singoli casi sopra descritti, dal principio sia fondamentale focalizzare la causa del disordine alimentare e (dove possibile) risolverla prima di somministrare la dieta ipercalorica; in caso contrario, il risultato sarebbe (con buone probabilità) di tipo fallimentare.