Carenza di Proteine

Proteine e Aminoacidi

Generalità sulle proteine

Le proteine sono catene polimeriche formate dall'unione di numerosi amminoacidi, uniti in sequenza tramite legami detti peptidici.
Carenza di proteine - MalnuitrizioneIn natura esistono migliaia di proteine, differenti per struttura e funzione; tale variabilità dipende dal numero, dalla sequenza e dal tipo di amminoacidi, e dalla struttura tridimensionale complessiva (conferita da altri legami di stabilizzazione).
Le proteine svolgono molte funzioni a dir poco indispensabili, tant'è che l'organismo umano ne contiene fino al 12-15% del suo peso.

Le funzioni più importanti delle proteine sono: plastica (compongono i tessuti), bioregolatrice (enzimi), ormonale, neurotrasmettitori, canali di membrana, trasporto sanguigno, immunitaria ecc.

Amminoacidi: cosa c'è da sapere?

Gli amminoacidi sono molecole quaternarie formate da carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto.

Di amminoacidi ne esistono molti tipi, diversi per struttura e proprietà chimiche.

Oltre a costituire le proteine, possono essere utilizzati a scopo energetico fornendo 4 kcal/g. A tal proposito, alcuni aminoacidi sono utilizzati direttamente dal muscolo (sono quelli ramificati: leucina, isoleucina e valina), mentre altri vengono convertiti in glucosio dal fegato (con produzione di residui: ammonio, urea, corpi chetonici ecc).
L'organismo umano è capace di sintetizzare quasi tutti gli amminoacidi di cui ha bisogno. Solo 9 di questi devono essere introdotti necessariamente con l'alimentazione e - per tale motivo - vengono detti essenziali: fenilalanina, isoleucina, istidina, leucina, lisina, metionina, treonina, triptofano e valina; per il bambino sono essenziali anche arginina, cisteina e tirosina.

Proteine nella Dieta

Proteine e amminoacidi negli alimenti

In base a quanto specificato finora, è logico dedurre che l'assunzione di amminoacidi con la dieta sia un aspetto fondamentale per l'equilibrio nutrizionale e per il mantenimento dello stato di salute complessivo. Fortunatamente, le proteine sono ampiamente distribuite negli alimenti, anche se con grandi differenze per quel che riguarda la quantità e la cosiddetta “qualità”.
A dire il vero, non esistono proteine qualitativamente migliori di altre; piuttosto si differenziano in base al contenuto in amminoacidi. Più la loro composizione somiglia a quella dei peptidi umani, maggiore è la garanzia di assumere tutti gli amminoacidi essenziali; questo grado di somiglianza viene espresso con il criterio del “valore biologico”.

Le proteine che contengono tutti gli amminoacidi essenziali nelle giuste quantità e proporzioni sono dette “ad alto valore biologico” (qualcuno le definisce impropriamente “proteine nobili”).

Gruppi di alimenti e valore biologico delle proteine

Contengono proteine ad alto valore biologico i cibi che appartengono al I e al II gruppo fondamentale degli alimenti: uova, latte e derivati, e tessuti animali (carne, pesce, molluschi, crostacei, insetti).

Sono invece caratterizzati da proteine a medio valore biologico i prodotti del III e IV gruppo: cereali e leguminose (con eccezione della soia, che risulta qualitativamente superiore). Inoltre, contengono lo stesso genere di peptidi anche i frutti a guscio (noci, mandorle ecc).
Apportano solo proteine a basso valore biologico gli ortaggi e la frutta (il VI e VII gruppo). Fanno eccezione alcune alghe, che sono ricche di proteine a buon valore biologico.

Carenza

Miti da sfatare

Iniziamo facendo un distinguo:

  • La carenza di proteine è una condizione di malnutrizione obbiettivamente diagnosticabile, che non ha nulla a che fare con il catabolismo muscolare dell'attività sportiva o del culturismo.
  • Nel 99,9% dei casi, chi non recupera fisicamente dopo un allenamento o che “non cresce” a livello muscolare, in realtà non soffre di alcuna carenza proteica. Le cause potrebbero essere di gestione dell'allenamento o anche nutrizionali, ma spesso complesse e più difficili da sviscerare.
  • La carenza di proteine NON compare prima del medio-lungo termine; evitare gli alimenti prevalentemente proteici per alcuni giorni (ad esempio in caso di infezioni gastrointestinali, gastrite acuta ecc) non porta alla carenza metabolica di proteine.
  • Chi non mangia carne e pesce e i vegetariani, non soffrono di carenza di proteine, in quanto consumano uova e/o latte e derivati. Nel caso dei vegani la questione è più complicata; variando moltissimo gli alimenti è quasi sempre possibile raggiungere il fabbisogno di tutti gli amminoacidi essenziali, ma è necessario appoggiarsi a un esperto della nutrizione evitando il fai da te. Purtroppo, senza l'utilizzo di integratori alimentari, vegani e crudisti sono comunque destinati a qualche tipo di carenza nutrizionale.
  • I vegani possono anche mangiare cereali e leguminose separati senza correre il rischio di carenza di proteine, a patto che entrambi figurino nelle giuste quantità, nelle giuste proporzioni e che vengano più o meno alternati.

Possibili cause

La carenza di proteine si manifesta quando l'apporto alimentare di questi nutrienti non è sufficiente a soddisfare le richieste metaboliche dell'organismo.
Possono essere causa di carenza proteica i seguenti fattori:

  1. Insufficiente apporto alimentare di proteine totali (alimentazione globalmente insufficiente, difficoltà di masticazione, tossicodipendenza o alcolismo, anoressia nervosa, veganesimo o crudismo non opportunamente gestiti)
  2. Insufficiente apporto alimentare di proteine ad alto valore biologico, o meglio, di uno o più amminoacidi essenziali (stesse circostanze di cui sopra)
  3. Alterata digestione e/o assorbimento alimentare (patologie anatomo - funzionali gastriche, intestinali, pancreatiche, infezioni e parassitosi)
  4. Complicazioni metaboliche (ad esempio gravi patologie congenite o insufficienza epatica)
  5. Aumentata richiesta metabolica fisiologica o patologica (certe forme di insufficienza renale, gravidanza, pratica sportiva oltre i limiti della normalità).

A dire il vero, eccezion fatta per le cause patologiche, il deficit di proteine è una condizione che interessa prevalentemente il terzo e il quarto modo. Nelle società economicamente benestanti, invece, compare molto raramente e può riguardare le fasce di reddito più basse (interessa soprattutto gli anziani), le patologie psichiatriche, le tossico dipendenze e le filosofie alimentari alternative.

Conseguenze

Il deficit di proteine può causare non poche complicazioni. Tuttavia, è necessario classificare i disagi e la sintomatologia delle carenze lievi da quelle gravi. Procediamo con ordine crescente.

Carenza lieve di proteine con sintomi e segni clinici lievi

La carenza lieve di proteine può causare:

  • Riduzione dell'efficienza metabolica (ad esempio, facilità di sanguinamento, lentezza della guarigione delle ferite ecc)
  • Riduzione degli elementi corpuscolati nel sangue
  • Perdita di peso (come effetto della riduzione muscolare)
  • Riduzione dei volumi muscolari
  • Affaticamento precoce
  • Difficoltà di concentrazione e difficoltà di apprendimento
  • Malumore
  • Indolenzimento muscolare e/o alle articolazioni e/o alle ossa
  • Variazioni glicemiche
  • Maggior suscettibilità alle infezioni.

Meno frequentemente possono comparire anche:

Carenza lieve di proteine con sintomi e segni clinici gravi

  • Kwashiorkor o biafra, è una sindrome da malnutrizione, probabilmente, multifattoriale e comunque caratterizzata dall'insufficienza di proteine nella dieta
  • Deplezione muscolare: è costituita dall'autodigestione delle proteine muscolari per produrre energia
  • Riduzione grave di tutte le componenti a base proteica dell'organismo: unghie, capelli, pelle, enzimi, neurotrasmettitori, ormoni, immunoglobuline ecc. Le patologie correlate sono innumerevoli e la sintomatologia altrettanto vasta.

Come evitare la carenza di proteine?

Fabbisogno minimo per evitare la carenza di proteine

Per l'italiano medio, evitare la carenza di proteine è semplice: basta attenersi alle raccomandazioni degli enti di ricerca che suggeriscono di assumere ALMENO 0,8 g di proteine per chilogrammo di peso corporeo fisiologico (corrispondono circa al 12-13% delle calorie totali). Questo parametro, assolutamente “spannometrico”, garantisce lo stato di salute per un adulto sedentario. Tuttavia, il fabbisogno minimo può essere modificato da molte variabili soggettive come: percentuale di massa magra, sesso, età, livello di attività fisica e condizioni fisiologiche speciali o patologiche.

Strategia alimentare per evitare la carenza di proteine

Oggi, in occidente, la carenza di proteine nelle persone sane è un'eventualità più unica che rara; è invece più frequente l'eccesso di proteine, che tuttavia tratteremo in un articolo a se stante.
Per chi non familiarizza con la Dieta Mediterranea (regime alimentare naturalmente equilibrato), il sistema più adatto ad evitare il deficit proteico ma anche l'eccesso è la “flexitarian diet”. Si tratta di un regime nutrizionale che propone di consumare solo cibi interi/integrali (frutta con buccia, cereali integrali, semi germogliati ecc) o non lavorati (latte crudo o pastorizzato), con una frequenza soggettiva caratterizzata dalla flessibilità. Permette di mangiare quotidianamente piccole quantità di alimenti di origine animale o una grossa porzione una sola volta alla settimana. La prevalenza dei cibi è di natura vegetale, ma non per questo la flexitarian diet è povera di proteine; i legumi, infatti, sono ottime fonti di peptidi.
Per i vegani si consiglia di:

Invecchiamento

Ruolo delle proteine nell'invecchiamento

L'invecchiamento è un processo fisiologico, degenerativo, progressivo e inevitabile, delle cellule, dei tessuti e dell'intero organismo. Ad accelerarlo sarebbero, secondo numerose ricerche, i radicali liberi. D'altro canto è possibile che possa avere un ruolo determinante anche la carenza di proteine.
Gli approfondimenti del ricercatore Jan van Deursen della clinica Mayo hanno rivelato che alcune proteine hanno un ruolo molto importante e critico nel processo di invecchiamento. Creando dei topi geneticamente modificati e predisposti alla carenza di una specifica proteina, Jan van Deursen ha osservato che questi degeneravano quattro o cinque volte più velocemente rispetto al gruppo di controllo normale.

Questa proteina (BubR1), che diminuisce naturalmente anche con l'invecchiamento fisiologico, si riduce non solo nei muscoli scheletrici, ma anche nei tessuti di: cuore, cervello, milza, testicoli e ovaie. Jan van Deursen sostiene che ciò possa accadere anche negli umani aumentando il rischio delle patologie più comuni in terza età: cataratta, disfunzioni cardiache, cifosi del rachide dovuta all'atrofia muscolare ecc.




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