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Alimentazione nutrizione
Ultima modifica: 23/05/2012

Binge Eating Disorder

Riccardo Borgacci Dietista

Binge eating disorderIl Binge Eating Disorder (BED), detto anche disturbo da alimentazione incontrollata, sembra essere il disturbo del comportamento alimentare (DCA) maggiormente diffuso tra i maschi, con una prevalenza stimata al 40%, contro il 10-15% della bulimia nervosa (BN) ed il 5-10% dell'anoressia nervosa (AN). In letteratura non si trovano numerosi studi sul BED maschile, in quanto generalmente i campioni osservati sono di sesso femminile o misti, pertanto, la descrizione patologica riportata in questo capitolo non farà distinzioni tra i due sessi.

Binge Eating Disorder: criteri diagnostici

  1. Episodi ricorrenti di abbuffate associati ad almeno tre dei seguenti sintomi:
    • Mangiare molto più rapidamente del normale
    • Mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni
    • Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se in assenza di appetito o fame
    • Mangiare in solitudine per vergogna
    • Provare disgusto verso di sé, depressione, e senso di colpa dopo ogni episodio
  2. E' presente un marcato disagio nei confronti del comportamento bulimico
  3. Le abbuffate avvengono in media almeno 2 giorni la settimana per un periodo di 6 mesi
  4. Gli episodi bulimici non si associano a regolari metodi di compenso (vomito autoindotto, abuso di lassativi, esercizio fisico strenuo) e non avvengono necessariamente in corso di AN o BN.

Nel Binge Eating Disorder vi sono numerosi studi sui fattori di rischio e su quelli scatenanti le abbuffate, ma nessuno offre risposte completamente esaurienti, anche se viene spesso citata in letteratura la teoria multifattoriale che comprende:

  • Fattori genetici
  • Fattori neuroendocrini
  • Fattori evolutivi ed affettivi
  • Fattori sociali.

Tra questi, sembrerebbero rivestire un ruolo fondamentale le difficili esperienze di vita infantile, la presenza di disturbi depressivi nei genitori, la tendenza all'obesità e la ripetuta esposizione a commenti negativi riguardo la forma, il peso e la modalità di alimentazione. Contrariamente a quanto avviene nella bulimia nervosa, le abbuffate potrebbero rappresentare una fuga o un blocco emotivo e del pensiero di fronte ad uno stato emotivo ritenuto intollerabile, oppure rappresentare una difficoltà nella gestione degli impulsi; analogamente nel BED possono innescarsi altri comportamenti legati all'impulso come l'etilismo, la tossicodipendenza, l'autolesionismo, la cleptomania e la promiscuità sessuale. Dal punto di vista psicopatologico, la polarizzazione del pensiero sul cibo, sul peso e sull'aspetto fisico non sembra  spiccata come negli altri disturbi dell'alimentazione, inoltre, studi approfonditi dimostrano che il Binge Eating Disorder possiede specifici correlati genetici, una peculiare distribuzione socio-demografica tra i sessi e le diverse etnie, ed un'elevata comorbilità con la depressione, la cui prevalenza nel corso della vita in questi pazienti si attesta intorno al 60%. La correlazione tra BED, obesità e tentativi di riduzione ponderale è ancora da definire con precisione; in base ad uno studio del 1997 l'eccesso di peso ed il conseguente ricorso alle terapie dietetiche che regolarmente si manifesta nei BED, potrebbero essere una semplice conseguenza della manifestazione patologica, e non un fattore di rischio come accade per la BN.

Attualmente, il Binge Eating Disorder è considerato un disturbo del comportamento alimentare molto diffuso e si ritiene colpisca il 2-3% della popolazione generale adulta. La sua prevalenza cresce parallelamente al grado di sovrappeso; studi effettuati sulla popolazione generale in Italia dimostrano che la prevalenza del disturbo si stima tra il 0,7% ed il 4,6%, mentre altri lavori svolti negli Stati Uniti riportano un'incidenza del 5% negli obesi della popolazione generale, 10-15% degli obesi che utilizzano programmi commerciali per perdere peso, 30% degli obesi che ricercano un trattamento per l'obesità in centri specialistici, e - nei soggetti che intendono sottoporsi a chirurgia bariatrica - il disturbo potrebbe superare il 50%. Si ritiene che questo disturbo colpisca maggiormente tra la seconda e la terza decade di vita, ciò nonostante, indagini retrospettive hanno rivelato che la perdita di controllo sul cibo esordisce assai più precocemente della diagnosi ed in genere  prima dei venti anni; questo lasso di tempo tra esordio e diagnosi potrebbe in parte spiegare la tendenza alla cronicizzazione del disturbo. Non sono molti gli studi sulle influenze genetiche nel BED, ma alcuni dati indicano che la prevalenza del disturbo è più elevata in individui che hanno almeno un parente di primo grado che soffre di questa stessa patologia (60%), rispetto a famiglie in cui questa è assente (5%). Una ricerca su piccola scala non ha dimostrato la tendenza familiare o una significativa relazione tra BED ed altri disturbi alimentari o psichiatrici. In un altro studio in cui sono stati valutati oltre 8000 gemelli norvegesi di entrambi i sessi, il BED appare essere influenzato quasi in egual misura da fattori genetici (41%) ed ambientali (59%), con leggera prevalenza di questi ultimi. In uno studio di genetica molecolare su di un campione di 469 obesi, dei quali 24 con una mutazione del recettore melanocortinico-4 è stato dimostrato che tutti i soggetti portatori di quest'alterazione risultavano positivi alla diagnosi per BED. Da anni la ricerca si è focalizzata anche sulla possibile influenza dei fattori ormonali nella patogenesi delle abbuffate, tra questi i più scrutati sono l'insulina, l'adiponectina, la leptina e la grelina, ed i cannabinoidi. I primi studi sugli stili familiari dei BED confrontano 43 abbuffatori con 88 soggetti affetti da altri disturbi dell'alimentazione utilizzando il Family Evironmental Scale; i BED ottennero punteggi minori per quanto riguarda coesione familiare, emotività espressa, divertimento attivo, indipendenza personale; viceversa riportano più alti livelli di conflittualità e controllo interfamiliare. Si riscontrò inoltre che, rispetto ad altri soggetti affetti da altri disturbi dell'alimentazione, i BED avevano un livello culturale più basso.


Tra i fattori psicosociali in grado di influenzare l'insorgenza della malattia si sono evidenziati maggiormente la preoccupazione e l'insoddisfazione per l'immagine corporea o il peso ed il frequente ricorso a diete dimagranti. Questi fattori permettono di spiegare il 61-72% della varianza dei sintomi negli uomini e il 70% nelle donne.

Cure e trattamenti

In letteratura vi sono pochissimi dati riguardanti il trattamento del Binge Eating Disorder e sull'efficacia delle terapie impiegate; è da notare che, a breve termine, la frequenza delle abbuffate diminuisce in modo significativo in risposta alla terapia farmacologia con antidepressivi e a varie forme di psicoterapia quali: CBT, IPT di gruppo, terapia comportamentale dell'obesità e auto-aiuto con manuali; nonostante la riduzione delle abbuffate, non si sono osservate riduzioni significative del peso.


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