Alaccia

L'alaccia è un pesce di mare, il cui nome scientifico corrisponde ad Alaccia Aurita, che appartiene alla famiglia dei Clupeidi ed alla categoria del "pesce azzurro".
L'alaccia è un pesce pelagico gregario che si nutre di zooplancton; è di colore argentato con il dorso verde-azzurro e si distingue dalla sardina per una riga mediana gialla che separa la schiena dal ventre; raggiunge comunemente i 35-40 centimetri di lunghezza.

AlacciaL'alaccia popola tutto il Mediterraneo ed in particolare le zone meridionali del bacino; rappresentava una colonia ittica preponderante delle coste egiziane, ma attualmente la sua disponibilità alla pesca è estremamente diminuita. L'alaccia, nutrendosi di zooplancton, nel periodo estivo della fregola si avvicina alle coste ed in particolar modo alle foci fluviali, dove la disponibilità alimentare non rappresenta un limite per la riproduzione; una buona popolazione di alaccia garantisce anche la pesca di aguglie, aguglie imperiali, sugarelli, sgombri, lanzardi, palamite, pesci spada, tonni e squali. L'alaccia rappresenta un anello molto importante della catena alimentare marina, e pur vantando ottime proprietà nutrizionali anche per l'uomo, la sua pesca ed il commercio sono alquanto sottovalutati.
Negli ultimi anni, anche l'alaccia (come tante altre specie aliene) ha cominciato a popolare la fascia adriatica; questa specie non sopporta il freddo rigido tipico dei mesi invernali a clima continentale ed il risultato è stato l'annientamento quasi totale della sua popolazione in tutta l'area settentrionale (vedi moria delle alaccie nel gennaio del 2010).
Le carni dell'alaccia non sono pregiate in quanto risultano un po' stoppose e spinose, tuttavia, il consumo frequente e sistematico di questa specie ittica garantirebbe una fonte proteica di alto valore biologico e di acidi grassi essenziali omega3 a basso costo. Come per quasi tutto il pesce azzurro, l'alaccia si presta a diversi metodi di cottura, ma la tradizione predilige la griglia, il forno e la frittura; anche l'alaccia può essere consumata cruda ma si devono rispettare necessariamente le norme igieniche profilattiche per scongiurare la parassitosi da Anisakis, ovvero eviscerazione istantanea ed abbattimento termico a -18°C, seguiti da conservazione in congelatore per almeno 4-5 giorni.



Ultima modifica dell'articolo: 24/09/2016