Additivi Alimentari in Etichetta

Leggere e Capire gli Additivi Alimentari nelle Etichette - A cura di Giulia D'Alessandro - Dietista

Dove sono gli additivi in etichetta e come sono indicati?

Additivi alimentari in etichettaNell'elenco degli ingredienti che compare in etichetta, gli additivi si trovano sempre alla fine della lista; infatti, tale elenco viene stilato SECONDO UN ORDINE DECRESCENTE di quantità e, dato che gli additivi sono contenuti in dosi sempre ridotte, stanno in  fondo.

In etichetta, gli additivi possono essere indicati sia con la loro denominazione, sia con la sigla europea. La sigla europea è formata da un numero, preceduto da una lettera che rappresenta la categoria di appartenenza. Ad esempio, l'acido ascorbico, che è un conservante identificato dalla  dicitura E300, può essere indicato in 2 modi:

Entrambe queste modalità sono corrette, ma di fatto raramente il consumatore medio dispone di informazioni soddisfacenti su questi additivi.

Requisiti degli additivi alimentari

Premesso che bisogna cercare di limitare il più possibile il consumo e l'impiego degli additivi volontari, preferendo in ogni caso il composto naturalmente presente in uno o più alimenti di comune e diffuso uso, l'additivo alimentare volontario deve rispondere in maniera soddisfacente ad alcuni requisiti:

  • L'impiego dell'additivo deve risultare NECESSARIO, cioè senza di esso non sarebbe possibile ottenere l'alimento o evitare grossi scarti; l'additivo sostituisce, provvisoriamente, una tecnologia inesistente o insoddisfacente a rispondere ad esigenze particolari. E' il caso, per esempio, dell'acqua ossigenata per il latte nelle aree calde, dove non vi è pratica o economica possibilità di effettuare il raffreddamento del latte; analogo discorso per l'anidride solforosa nelle stesse aree calde, ove sarebbe assai difficile bloccare le fermentazioni indesiderate nel mosto d'uva; l'acido benzoico, specie per motivazioni economiche, è consentito in più paesi quale agente antimicrobico per le bevande gassate. Casi analoghi, con giustificazione più o meno ampia, sono l'uso dell'aldeide formica e dell'urotropina in caseificio, degli antiossidanti nell'industria delle sostanze grasse, e degli acidi acetico e propionico negli impasti per panificazione, necessari ad evitare gli effetti nefasti della flora indesiderata del lievito.
  • L'assunzione dell'additivo, ai normali e leciti livelli, non deve provocare all'uomo, anche se il consumo dura per l'intera vita, alcun rischio di tossicità; tale tossicità deve venire accuratamente valutata, a breve e a lungo termine, ed anche nei riguardi dei rischi di cancro, mutagenesi, teratogenesi, prima che addirittura venga autorizzato.
  • Il composto che provochi in qualunque animale da esperimento (mosca, mammifero...) o microorganismo da esperimento (Salmonella...) rischi di cancro, teratogenesi o mutagenesi, dev'essere bandito dall'uso alimentare.
  • Del composto da autorizzare deve venire preliminarmente stabilita la dose massima accettale pro die (DGA o ADI)

Bibliografia - Leggere e Capire gli Additivi Alimentari nelle Etichette

Ultima modifica dell'articolo: 14/03/2016