Artrosi cervicale



Nella puntata precedente abbiamo iniziato a parlare di artrosi. Abbiamo visto come questa malattia sia caratterizzata da lesioni degenerative a carico della cartilagine, che ricopre e protegge le estremità ossee coinvolte nelle articolazioni. Abbiamo visto, inoltre, come tale processo non si limiti alla sola cartilagine, ma tenda a coinvolgere, col passare del tempo, gradualmente tutta l’articolazione. Ne consegue un dolore localizzato ed una limitazione dei movimenti che col passare degli anni si aggravano sempre più. Oggi, vediamo più nel dettaglio cosa accade quando l’artrosi colpisce le vertebre del collo.  

Nell'artrosi cervicale usura ed erosioni interessano tipicamente sia le superfici articolari delle vertebre, sia i dischi di cartilagine interposti tra una vertebra e l'altra.
In pratica, tali strutture vanno incontro a un lento deterioramento, che determina dolori e altri problemi, tra cui rigidità del collo, nausea, mal di testa e limitata mobilità. Il tratto cervicale è infatti la parte più mobile della colonna vertebrale, che garantisce i corretti movimenti del collo e della testa. Il danno cartilagineo e articolare tipico dell'artrosi è almeno in parte una conseguenza fisiologica dell'invecchiamento. Tuttavia, per quanto riguarda nello specifico l’artrosi cervicale il fattore età non è così determinante, dato che il processo artrosico colpisce spesso anche soggetti giovani. Sarebbe perciò corretto considerarla, più una conseguenza di un errato stile di vita che un'inevitabile effetto dell'invecchiamento. L’artrosi cervicale è una malattia cronica e progressiva; tende quindi a peggiorare con il passare del tempo. Se non viene affrontata e curata adeguatamente, può coinvolgere anche le strutture nervose e vascolari protette dalla stessa colonna cervicale, con tutte le conseguenze negative del caso. Ad esempio, possono insorgere fastidiosi dolori e formicolii che dal collo si estendono sino alle braccia e alle mani; nel peggiore dei casi, insorgono anche gravi difficoltà nel compiere determinati movimenti.  

Le cause dell’artrosi cervicale possono essere le più svariate. Spesso, all'origine vi sono dei vizi posturali che provocano compressioni anomale sulle articolazioni della colonna cervicale; sono quindi a rischio le persone che rimangono molte ore in piedi o sedute davanti ad una scrivania. Altre volte sono implicati sforzi eccessivi o ripetuti del tratto cervicale, magari a causa di un lavoro pesante o di attività sportive come il sollevamento pesi. L’artrosi cervicale può dipendere anche da traumi, come può avvenire in alcuni sport di contatto o nel caso del cosiddetto “colpo di frusta”, tipica conseguenza di incidenti d’auto con la dinamica del tamponamento. Fattori di rischio sono anche le deviazioni della colonna vertebrale, come la scoliosi o la cifosi, e altre patologie, come l’artrite reumatoide.  

Fra i sintomi dell’artrosi cervicale, i più noti sono il dolore percepito alla nuca e al collo, la sensazione di rigidità e la difficoltà nel compiere anche movimenti banali, come girare o piegare il capo.  
Un segnale da non sottovalutare è la percezione di rumori, simili ad uno “schiocco”, che si avvertono quando si ruota il collo o si abbassa la testa; inoltre, questi rumori sono spesso associati alla sensazione di attrito interno, come se si avesse della “sabbiolina” tra le vertebre. Questo rumore è fondamentalmente dovuto allo sviluppo di protuberanze ossee sulle vertebre chiamate osteofiti.  Altri sintomi che possono presentarsi con l’artrosi cervicale sono: mal di testa, vertigini, disturbi della vista, intolleranza ai rumori, nausea e giramenti di testa nei cambiamenti di posizione. L’artrosi cervicale tende a peggiorare con l’avanzare del tempo e può causare una forte dolorabilità diffusa. Oltre al collo, ci può essere un coinvolgimento doloroso che si irradia dalle spalle, fino alle dita della mano, con percezione di formicolii o piccole scosse. In questo caso si parla più precisamente di cervicobrachialgie, le quali sono talvolta associate a disturbi sensitivi, quali intorpidimenti, formicolii per l'appunto, perdite di sensibilità e diminuzione della forza muscolare del braccio e della mano. Questi disturbi sono dovuti alla compressione delle radici dei nervi cervicali, soprattutto per la formazione di osteofiti o di un’ernia al disco. La loro presenza, infatti, può causare una diminuzione del diametro dei forami vertebrali. Ciò predispone ad un’eventuale infiammazione o compressione non solo dei nervi spinali, come già detto, ma anche delle strutture vascolari del tratto cervicale. Ovviamente, nei casi più seri, tutto questo può essere molto debilitante. Vediamo insieme alcuni esempi. Se la compressione interessa i vasi sanguigni che passano attraverso le vertebre del collo e alimentano il cervello, possono insorgere stordimento e sonnolenza immotivata. In casi molto rari, un’eccessiva compressione del midollo spinale cervicale può causare problemi a carico del tratto lombare e delle gambe, quali dolori alla bassa schiena e agli arti inferiori, disturbi del movimento e addirittura la perdita di controllo della vescica. È interessante osservare comunque che in alcuni pazienti i sintomi dell'artrosi cervicale possono essere minimi o perfino assenti, sebbene la presenza delle lesioni tipiche dell’artrosi sia ben visibile dall'esame radiologico.  

In presenza dei sintomi tipici dell'artrosi cervicale, è bene sottoporsi innanzitutto ad una visita ortopedica; seguiranno eventualmente esami più approfonditi mediante tecniche di imaging, come radiografie, TAC e risonanza magnetica. Spesso, per documentare la presenza dell’artrosi cervicale sono sufficienti radiografie standard, mentre eventuali problemi ai tessuti molli, come ernie e compressioni di radici nervose, sono ben evidenziati soltanto dalla risonanza magnetica. In aggiunta, può rendersi utile una visita che valuti eventuali problemi neurologici o un’elettromiografia. L’elettromiografia, in particolare, è presa in considerazione per quei pazienti che continuano a lamentare un dolore persistente nonostante dalle immagini radiografiche non emergano alterazioni significative.

Purtroppo, allo stato attuale della scienza medica, dall’artrosi cervicale non si può guarire. La degenerazione cartilaginea e articolare è infatti progressiva, e si può soltanto rallentare; inoltre, esistono dei farmaci molto efficaci per dare sollievo dai sintomi. Farmaci come gli antidolorifici, gli antinfiammatori e, talvolta, i miorilassanti, che sono utili nella fase acuta, ma di cui non bisogna abusare perché alla lunga producono effetti collaterali non indifferenti. Durante le crisi dolorose, il collo deve essere mantenuto a riposo, magari ricorrendo temporaneamente ad un collare ortopedico. La funzione di questo dispositivo è quella di sostenere il collo in modo da attenuare la pressione sui nervi cervicali e sui vasi sanguigni, e impedire movimenti troppo bruschi. Nei periodi che intercorrono tra una crisi e l’altra possono essere molto utili massaggi e terapie fisiche riabilitative. Nei casi più gravi, invece, può essere necessario ricorrere a un intervento chirurgico, soprattutto in presenza di una grave compressione del nervo o del midollo spinale.  

A livello preventivo, la prima misura utile consiste nel modificare le cattive abitudini che in molti casi sono esse stesse causa di artrosi cervicale. Ad esempio, se si è costretti a rimanere a lungo in piedi o seduti, è importante mantenere una posizione corretta per non affaticare la zona cervicale. Vengono consigliati, inoltre, esercizi di ginnastica, di stretching, specifici per il collo. Ad esempio, possono essere eseguiti movimenti in avanti e indietro, a sinistra e a destra, e lente rotazioni, da una parte e dall’altra da eseguire per pochi minuti, ogni giorno. Durante la fase acuta dell’artrosi, però, Vi ricordo che è meglio evitare di sollecitare troppo il tratto cervicale.


Ultima modifica dell'articolo: 17/04/2015