Curcuma nelle Tisane

Nome Scientifico e parte di pianta utilizzata: Curcuma (Curcuma longa) rizoma

Curcuma: introduzione, proprietà fitoterapiche e principi attivi

Curcuma

La Curcuma (Curcuma longa L.), chiamata anche Zafferano d'India, è una pianta erbacea tropicale appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae.

La Curcuma è originaria dell'India e cresce spontanea in zone con clima tropicale e con elevata piovosità.

La Curcuma viene usata in medicina popolare ad uso interno per le sue proprietà: coleretiche e colagoghe, antinfiammatorie, immunostimolanti ed antiossidanti.

La Curcuma trova quindi impiego per uso interno nel trattamento del colesterolo alto, della dispepsia, della colecistite, delle epatopatie croniche, delle infiammazioni croniche ed acute. Gli estratti di Curcuma sono molto utili nella prevenzione della carcinogenesi.

Le parti della pianta utilizzate in fitoterapia sono i rizomi. I principi attivi caratterizzanti sono: sesquiterpeni monociclici (zingibrene, beta e delta-curcumene, ar-curcumene), derivati ossigenati (turmerone, ar-turmerone, curlone, alfa e gamma-atlantoni), bisaboloni, germacrani, amido, curcuminoidi e curcumina. La Curcuma viene usata in cucina come aromatizzante, ma anche come colorante (E110). Il principio attivo di maggiore rilevanza è la curcumina.

Curcuma: modo d'uso, dosaggi, formulazioni ed impiego nelle tisane

Nella moderna fitoterapia la Curcuma viene utilizzata sottoforma di estratti secchi titolati. Le tisane, le polveri, l'estratto fluido e la tintura madre sono preparazioni non standardizzate tipiche della medicina popolare. Le relative dosi di assunzione normalmente consigliate sono pari a: 0,5-1 grammi di droga Curcuma in 150 ml di acqua bollente (tisana), 0,5 grammi per capsula (una capsula di polvere più volte al giorno), 0,25-0,5 g di estratto fluido di Curcuma più volte al dì (1g = 39 gocce), 30 gocce di Curcuma tintura madre tre volta al giorno.

La Curcuma non presenta particolari effetti collaterali alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia un'ipersensibilità accertata del paziente ad uno o più componenti della droga. Gli estratti della Curcuma possono inibire l'attività del citocromo P450 e di tutti i suoi isoenzimi.

L'impiego della Curcuma è controindicato in gravidanza, in allattamento e in pazienti con occlusione biliare. In caso di calcolosi biliare la Curcuma deve essere usata solo su prescrizione del medico curante. Inoltre, tutti i pazienti che hanno delle problematiche alle vie biliari, devono stare molto attenti all'impiego della spezia curry, che contiene il 28% di Curcuma.

L'impiego della Curcuma e dei suoi estratti trova spazio in fitoterapia ed in medicina per le sue proprietà coleretiche e colagoghe, antinfiammatorie, immunostimolanti ed antiossidanti. La preparazione consigliata a scopo terapeutico è l'estratto secco standardizzato al 90-95% di curcuminoidi.

Le preparazioni erboristiche tradizionali come tisane, infusi, succhi e decotti, non permettono di stabilire con esattezza la quantità di principi attivi somministrata al paziente, il che aumenta il rischio di insuccesso terapeutico. In una tisana, infatti, le quantità di principi attivi estratti possono essere eccessive o più comunemente insufficienti, oltre al rischio di estrarre anche componenti indesiderate.

Alla stessa famiglia della Curcuma appartiene anche la Zedoaria (Curcuma zedoaria Roscoe), il cui rizoma veniva tradizionalmente indicato come rimedio digestivo, dotato anche di proprietà antispastiche. Il rizoma della Curcuma zedoaria è iscritto nella lista negativa della commissione E tedesca. Il rizoma della Zedoaria viene usato nell'industria alimentare come aromatizzante, mentre in ambito medico è stato sostituito dal rizoma della Curcuma longa.

Di seguito sono riportati alcuni esempi di tisane popolari che contengono i rizomi della Curcuma.

Esempi di Tisane che contengono Curcuma

Vedi anche: Indice A-Z delle piante medicinali usate per la preparazione di tisane