Sintomi Sindrome di Marfan

Articoli correlati: Sindrome di Marfan

Definizione

La sindrome di Marfan è una malattia sistemica caratterizzata da un'anomalia del tessuto connettivo, che determina alterazioni cardiovascolari, muscolo-scheletriche, oculari e polmonari.

Questa malattia si trasmette, in genere, con modalità autosomica dominante (cioè il genitore affetto dalla malattia ha il 50% di probabilità di trasmettere la sindrome di Marfan a ciascuno dei propri figli), ma sono state descritte anche forme sporadiche.

Nella maggior parte dei casi, la sindrome di Marfan è causata da mutazioni del gene localizzato sul cromosoma 15 (15q21), che codifica per la fibrillina-1 (FBN1), proteina essenziale del tessuto connettivo.

La sindrome di Marfan si manifesta con un'associazione di sintomi molto variabile. In genere, i segni clinici più evidenti sono a carico del sistema cardiovascolare, dell'apparato muscolo-scheletrico e degli occhi.

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del Sindrome di Marfan

Ulteriori indicazioni

La sindrome di Marfan è tipicamente riconosciuta in base agli arti in proporzione molto più lunghi del tronco (habitus longilineo), alla dilatazione aortica e alla dislocazione del cristallino (segni caratteristici sono l'ectopia o la lussazione di questa struttura oculare).
In molti casi, il coinvolgimento del sistema cardiovascolare comporta il prolasso o l'insufficienza della valvola mitralica e la dilatazione progressiva dell'aorta. Quest'ultima evenienza può esitare in un aneurisma e dissecarsi in modo acuto, talvolta anche prima dell'età di 10 anni. L'insufficienza della valvola mitralica può essere complicata da aritmie, endocarditi o insufficienza cardiaca.

Il sistema muscolo-scheletrico è colpito con una gravità che varia notevolmente. I pazienti con sindrome di Marfan presentano una statura molto elevata (rispetto all'età e alla famiglia), aspetto dinoccolato (cioè i movimenti sono sciolti, ma poco coordinati), aracnodattilia (dita affusolate e lunghe), articolazioni eccessivamente mobili (che predispongono a lussazioni) ed alterazioni della colonna vertebrale. Frequenti sono le malformazioni dello sterno, come il torace carenato (protrusione della parete toracica) o il pectus excavatum (infossamento della parte distale dello sterno). Il palato è spesso ogivale (stretto ed alto).

La lassità del tessuto connettivo può determinare anche cifoscoliosi, ernie diaframmatiche ed inguinali, e piede piatto. Inoltre, possono essere presenti segni cutanei (smagliature). La scoliosi grave può essere causa di dolore cronico alla schiena.

A livello oculare, la sindrome di Marfan si manifesta con l'ectopia del cristallino (sublussazione o lussazione con spostamento verso l'alto), il quale perde la sua sede a causa della lassità dei legamenti. Altri segni comprendono iridodonesi (tremolio dell'iride) e miopia di alto grado. Talvolta, si può verificare un distacco spontaneo della retina.

Anche il sistema polmonare e il sistema nervoso centrale (SNC) sono colpiti. In particolare, possono insorgere pneumopatia cistica e pneumotorace spontaneo ricorrente. Questi disturbi sono responsabili di dolore e mancanza di respiro. Un reperto frequente che indica il coinvolgimento del SNC, invece, è l'ectasia della dura madre (cioè l'allargamento del sacco durale che circonda il midollo spinale), soprattutto a livello della colonna lombo-sacrale. Possibili conseguenze sono cefalea, lombalgia o deficit neurologici che si manifestano con debolezza intestinale o vescicale.

La diagnosi si basa sulla presenza di determinati criteri clinici e sull'esecuzione di esami strumentali che accertano anomalie caratteristiche della sindrome di Marfan, tra cui: ecocardiografia, esame alla lampada a fessura e risonanza magnetica.

Il trattamento può comprendere la somministrazione profilattica di β-bloccanti per rallentare la dilatazione e la dissecazione dell'aorta. I pazienti dovrebbero praticare un'attività fisica leggera e sottoporsi annualmente ad accertamenti medici per rivalutare i reperti cardiovascolari, scheletrici e oculari.


Ultima modifica dell'articolo: 01/08/2016