Sintomi Osteoporosi

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Definizione

L'osteoporosi è una malattia metabolica che provoca la progressiva perdita di massa ossea; come risultato, l'architettura scheletrica è compromessa e le ossa divengono fragili e più soggette a fratture.

L'osteoporosi è una malattia cronica, che dipende da molti fattori.

Normalmente, i processi di formazione e riassorbimento del tessuto osseo sono strettamente correlati. Cellule specializzate, chiamate osteoclasti e osteoblasti, lavorano incessantemente per controllare e mantenere il giusto livello di mineralizzazione ossea:

  • gli osteoclasti riassorbono l'osso, demolendo piccole aree di tessuto vecchio o danneggiato;
  • gli osteoblasti ricostruiscono le nuove parti strutturali dell'osso e sono responsabili della mineralizzazione ossea.

Questo continuo processo di rinnovamento, chiamato "rimodellamento", è regolato dal paratormone (PTH), dalla calcitonina, dagli estrogeni (ma anche dagli androgeni), dalla vitamina D, da varie citochine e da altri fattori locali come le prostaglandine.

Nel corso della vita, si possono creare condizioni in cui la quantità di osso riassorbita dagli osteoclasti è maggiore di quella prodotta e depositata dagli osteoblasti. In sostanza, la quantità di osso neoformato diviene insufficiente per sostituire quello demolito durante la fase di riassorbimento. Se queste piccole carenze persistono alla fine di ogni ciclo di rimodellamento, può insorgere l'osteoporosi. Tale malattia si può sviluppare in forma primitiva o secondaria.

L'osteoporosi primitiva si verifica nella maggior parte dei casi nelle donne in post-menopausa e nei pazienti anziani. All'osteoporosi primitiva possono contribuire il naturale calo degli estrogeni nella donna, un calo sensibile degli androgeni negli uomini (andropausa), la diminuita assunzione di calcio, i bassi livelli di vitamina D e l'iperparatiroidismo secondario. L'osteoporosi senile si presenta, in genere, dopo i 65-70 anni di età, in entrambi i sessi (ma più frequentemente nelle donne). Anche il tessuto osseo, infatti, come qualsiasi altra componente del nostro corpo, è destinato ad invecchiare e, col passare degli anni, va incontro sia ad una progressiva riduzione quantitativa che ad uno scadimento qualitativo.

L'osteoporosi secondaria, invece, può derivare da altre condizioni mediche o dall'impiego protratto di alcuni farmaci osteopenizzanti, cioè in grado di contribuire alla perdita della massa ossea (es. corticosteroidi, anti-epilettici, immunosoppressori e ormoni tiroidei). Tra le patologie che possono favorire l'insorgenza dell'osteoporosi ci sono alcune malattie endocrine (come ad esempio il morbo di Cushing, l'ipertiroidismo e l'iperparatiroidismo, l'ipogonadismo, l'iperprolattinemia, il diabete mellito) e alcune malattie dell'apparato gastro-intestinale, come il malassorbimento, la celiachia, il morbo di Crohn e l'insufficienza renale cronica. Inoltre, l'osteoporosi può riscontrarsi in caso di immobilizzazione prolungata, deficit di calcio o vitamina D, malattie croniche ostruttive di bronchi e polmoni, mieloma multiplo, artrite reumatoide e alcune neoplasie maligne.

Il rischio di sviluppare la malattia è influenzato da prolungati periodi di sedentarietà, predisposizione genetica, magrezza eccessiva, abuso di alcolici e fumo di sigaretta. La riduzione della massa ossea può essere generalizzata e coinvolgere tutto lo scheletro oppure interessare solo alcuni segmenti ossei. L'osteoporosi interessa più frequentemente la colonna vertebrale, le ossa lunghe e il bacino; le fratture da fragilità si riscontrano soprattutto a carico delle vertebre, del femore, del polso e dell'omero.

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del Osteoporosi

Ulteriori indicazioni

Nonostante la progressiva riduzione della massa ossea, molti di coloro che sono affetti da osteoporosi non presentano segni o sintomi. Col passare del tempo, però, il tessuto osseo sempre più rigido e fragile rende lo scheletro incapace di sopportare le normali sollecitazioni. Pertanto, in molti casi, ci si accorge dell'osteoporosi solo a seguito di una frattura dell'anca, del femore, del polso o delle vertebre, causata da traumi minimi o inavvertiti.

I pazienti osteoporotici sviluppano spesso dolore osseo o muscolare, soprattutto a livello lombare. Inoltre, l'assottigliamento e la fragilità delle ossa predispongono all'incurvamento della colonna vertebrale. Molto comuni sono anche le fratture vertebrali da compressione, che possono anche passare pressoché inosservate.

L'osteoporosi viene diagnosticata attraverso esami diagnostici mirati, come la Mineralometria Ossea Computerizzata o MOC, che valuta la densità della massa ossea; questo esame, comunemente chiamato densitometria ossea, utilizza i raggi X per valutare lo stato di mineralizzazione delle ossa, quindi stabilisce il grado dell'osteoporosi o il rischio della sua comparsa.

Oltre alla densitometria ossea, la diagnosi dell'osteoporosi si avvale di altri esami strumentali. Il medico può valutare se sono presenti lesioni recenti o pregresse con un esame radiografico o con la morfometria della colonna vertebrale. Le analisi del sangue e delle urine permettono invece di valutare lo stato del metabolismo osseo, possono individuare possibili fattori causali e sono particolarmente utili quando c'è il sospetto di una forma di osteoporosi secondaria.

Prevenzione e terapia dell'osteoporosi comportano l'adozione di misure utili per rallentare il processo patologico e ridurre il rischio di incorrere in una frattura. Queste misure prevedono: integrazione di calcio e vitamina D, esercizi per aumentare la resistenza dell'osso e la forza muscolare e una terapia farmacologica per preservare la massa ossea (es. bifosfonati) o stimolare la formazione di nuovo tessuto osseo (es. raloxifene).

In presenza di una forma di osteoporosi secondaria, il trattamento deve essere volto al controllo e, dove possibile, all'eliminazione della causa sottostante.



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Ultima modifica dell'articolo: 18/01/2017

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