Sintomi Malattia di Chagas

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Definizione

La malattia di Chagas, detta anche tripanosomiasi americana, è una malattia infettiva causata dal protozoo Tripanosoma cruzi. Questo parassita viene trasmesso all'uomo da cimici Triatominae, insetti ematofagi che vivono principalmente in alcune zone rurali di Messico, Sud America e America Centrale.

Le cimici infette, nel momento della puntura della cute, depositano le feci contenenti il T. cruzi. Il soggetto, grattandosi, può favorire in modo accidentale l'ingresso del parassita nell'organismo attraverso la ferita causata dalla puntura dell'insetto vettore, la congiuntiva, le membrane mucose o qualsiasi altra lesione della pelle (taglio o graffio).

La malattia di Chagas può essere contratta anche per trasfusione di sangue proveniente da donatori infetti, trapianto di organi o, più comunemente, per ingestione di cibo crudo o bevande contaminati. Inoltre, è possibile anche la trasmissione per via transplacentare. I serbatoi non umani comprendono cani, gatti, opossum, ratti e molti altri animali. Il periodo di incubazione è di circa 1-2 settimane.

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del Malattia di Chagas

Ulteriori indicazioni

La malattia di Chagas presenta una fase acuta che si protrae per settimane o mesi dopo l'infezione, con febbre e ingrossamento del fegato, della milza e dei linfonodi. Segue un periodo di latenza (indeterminato) che può restare asintomatico o progredire verso la fase cronica.

Durante la fase iniziale della malattia di Chagas, i sintomi possono includere mal di testa, pallore, dolori muscolari, difficoltà di respirazione, rash eritematosi, gonfiore e dolore addominale o toracico. A livello del sito di ingresso del parassita, compare un nodulo infiammatorio rosso-violaceo, edematoso e duro (chagoma). Quando il punto di inoculazione è la congiuntiva, invece, si può sviluppare il caratteristico segno di Romaña: un edema perioculare e palpebrale monolaterale con congiuntivite e linfoadenopatia preauricolare.

I sintomi che si sviluppano durante la fase acuta, di solito, regrediscono spontaneamente. Solo in una piccola percentuale di pazienti, la malattia di Chagas acuta è fatale; la morte è provocata da miocardite acuta con insufficienza cardiaca o meningoencefalite.

La trasmissione congenita produce aborto, nascita prematura o malattia cronica neonatale con alta mortalità.

Se l'infezione non viene trattata, il T. cruzi si sviluppa nei tessuti bersaglio, soprattutto all'interno delle fibre muscolari, provocando danni a cuore, esofago, parte dell'intestino e sistema nervoso autonomo e centrale. Anni o decenni più tardi, quindi, può subentrare la fase cronica della malattia di Chagas, che si ripresenta con diverse possibili forme cliniche. Alcuni pazienti sviluppano complicanze cardiache (disturbi della conduzione, aritmia, tromboembolia, insufficienza cardiaca e cardiomiopatia cronica con ingrossamento del muscolo cardiaco), altri soffrono di alterazioni neurologiche e disordini a carico dell'apparato digerente (tipicamente allargamento dell'esofago o del colon). Talvolta, i sintomi della fase cronica non si manifestano mai (forma indeterminata).

La malattia chagasica digestiva può causare difficoltà di deglutizione, grave perdita di peso, malnutrizione, dolore addominale e stipsi (a causa del megacolon). Il megaesofago di Chagas si manifesta con disfagia e può portare a infezioni polmonari causate da aspirazione.

Il coinvolgimento del sistema nervoso, invece, può indurre all'insorgenza di neuriti, demenza, deficit sensoriali e motori.

La diagnosi della malattia di Chagas si basa sull'identificazione al microscopio dei tripanosomi circolanti nel sangue periferico o negli aspirati degli organi che vengono colpiti (come i linfonodi). Nella fase cronica, possono essere utili i test per la ricerca di anticorpi.

Il trattamento della malattia di Chagas si concentra sull'eliminazione o la riduzione del parassita durante l'infezione acuta e sulla gestione di segni e sintomi nelle fasi successive. La terapia prevede l'uso di nifurtimox o benznidazolo e misure di supporto.

Nelle aree endemiche, per prevenire l'infezione bisogna evitare soprattutto di dormire in abitazioni con ambienti poco puliti, dove si possono annidare le cimici Triatominae.