Sintomi Febbre emorragica di Marburg

Malattie simili e sinonimi: Febbre di Marburg.

Definizione

La febbre di Marburg è una grave malattia emorragica di origine virale, diffusa soprattutto in alcune regioni dell'Africa subsahariana.

Il virus Marburg appartiene alla famiglia Filoviridae ed è molto simile a quello che provoca l'Ebola. La trasmissione interumana avviene per contatto diretto con sangue, secrezioni e fluidi biologici (vomito, saliva, muco e sperma) di una persona affetta dal virus, o in maniera indiretta attraverso la manipolazione di oggetti contaminati. Il contagio può avvenire anche attraverso rapporti sessuali e punture con siringhe e aghi infetti. I malati sono contagiosi durante le fasi tardive della malattia, quando le manifestazioni emorragiche si rendono evidenti. Il virus Marburg può essere trasmesso all'uomo anche per l'esposizione ad animali infetti, come pipistrelli o primati.

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del Febbre emorragica di Marburg

Ulteriori indicazioni

La febbre emorragica di Marburg ha un periodo di incubazione di circa 9 giorni (con variabilità tra 3 e 21 giorni). La malattia esordisce improvvisamente con febbre alta (39-40 °C), mal di testa, mialgie, artralgie, dolore toracico, faringite e malessere, seguiti da sintomi gastrointestinali quali vomito, diarrea e dolore addominale. Dopo circa 5 giorni, può comparire un rash cutaneo maculo-papuloso, localizzato soprattutto al tronco. Successivamente, la malattia può assumere un decorso emorragico che si manifesta con petecchie, vomito sanguinolento, epistassi, sanguinamenti dalle gengive, dalla vagina e dal retto. Nelle forme più gravi, segue un drammatico peggioramento dello stato del paziente e si osservano epato-splenomegalia, orchite, pancreatite, miocardite e coinvolgimento del sistema nervoso centrale (disorientamento, disturbi psicotici, convulsioni e coma).

La febbre emorragica di Marburg presenta un alto tasso di letalità. La morte sopraggiunge per lo shock cardiocircolatorio dovuto a sanguinamenti multipli e insufficienza multiorgano (epatica, renale ecc.).

L'infezione da virus Marburg è sospettata in pazienti con diatesi emorragica, febbre e anamnesi positiva per viaggi in aree endemiche o per esposizione ad animali provenienti da tali aree. La valutazione prevede l'esecuzione di emocromo, esami ematochimici di routine, test di funzionalità epatica e analisi delle urine. Per individuare il genoma o gli antigeni virali sono utili colture cellulari, esami sierologici con il test ELISA (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima) e la PCR (reazione a catena della polimerasi).

La diagnosi è confermata dall'identificazione dei caratteristici virioni mediante microscopia elettronica di un campione di tessuto infetto (in particolare: fegato) o di sangue.
Il trattamento è sintomatico e prevede il controllo del volume ematico e del bilancio elettrolitico. Per contenere la diffusione epidemica, è necessario un rigoroso isolamento ospedaliero.

Attualmente, non è disponibile un vaccino. Pertanto, è necessario adottare comportamenti che evitino il contagio. In particolare, nelle regioni dell'Africa che risultano endemiche, si raccomanda di evitare l'esposizione a persone malate, pipistrelli o scimmie.



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Ultima modifica dell'articolo: 18/01/2017

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