Sintomi Babesiosi

Malattie simili e sinonimi: Piroplasmosi.

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Definizione

La babesiosi (o piroplasmosi) è una malattia infettiva causata da protozoi del genere Babesia.

Questo microrganismo è capace di parassitare gli eritrociti di uccelli e diversi mammiferi, incluso l'uomo. La Babesia entra nei globuli rossi, matura e si divide in maniera asessuata; alla fine, gli eritrociti infettati si rompono e rilasciano i microrganismi, che invadono altre cellule ematiche.

L'incidenza della babesiosi è maggiore negli Stati Uniti, mentre in Europa, Asia, Africa, Australia e Sud America sono stati descritti casi sporadici.

Nella maggior parte dei casi, l'infezione è contratta in seguito al morso di una zecca Ixodes scapularis (negli Stati Uniti) o Ixodes ricinus (in Europa), soprattutto nel periodo estivo e tardo-autunnale.

Il parassita può essere trasmesso all'uomo anche mediante le trasfusioni di sangue o emoderivati contaminati, mentre sono stati riportati pochi casi di trasmissione transplacentare.

I sintomi della babesiosi esordiscono solitamente 1-4 settimane dopo il morso di una zecca infetta o 1-6 mesi da una trasfusione di sangue contaminato.

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del Babesiosi

Ulteriori indicazioni

Nelle persone immunocompetenti, l'infezione può essere asintomatica o provocare una malattia lieve-moderata. Negli anziani e nei pazienti immunodepressi, invece, la babesiosi può causare una malattia febbrile, con anemia emolitica, simile alla malaria.

Quando è sintomatica, la babesiosi provoca più comunemente febbre (anche oltre i 40,9°C e con splenomegalia), affaticamento e senso di malessere generale. Altri segni comprendono brividi, sudorazione, dolori muscolari ed articolari, tosse non produttiva, ematuria, nausea ed anoressia.

Meno spesso, i pazienti presentano mal di gola, fotofobia, vomito, calo ponderale e depressione. Queste manifestazioni possono risolversi entro 1-2 settimane, ma l'astenia può permanere per diversi mesi.

La malattia è più grave negli splenectomizzati e nei pazienti con AIDS, nei quali si possono osservare complicazioni, tra cui coagulopatia intravascolare disseminata, sindrome da distress respiratorio acuto e, più raramente, insufficienza epatica, renale o cardiaca congestizia.

In qualche caso, la babesiosi evolve fino al coma ed esita nel decesso.

La diagnosi viene eseguita attraverso l'identificazione dei parassiti all'interno degli eritrociti degli ospiti in uno striscio di sangue periferico, sottoposto a colorazione con Giemsa o metodo Wright.

Per la conferma della diagnosi e l'individuazione della Babesia nel sangue, possono essere utili l'esame sierologico con immunofluorescenza indiretta e la reazione a catena della polimerasi (PCR).

La diagnosi differenziale deve essere posta rispetto a malaria, malattia di Lyme, ehrlichiosi, febbre tifoide e mononucleosi infettiva.

Quando necessario, il trattamento si basa sulla somministrazione di agenti antimicrobici, atovaquone e azitromicina. Nella babesiosi grave, invece, sono previsti il chinino orale e la clindamicina per endovena.

La prognosi dipende dalla specie di Babesia coinvolta e dalla salute del paziente; generalmente, è buona nella maggior parte dei soggetti immunocompetenti.

Le misure preventive standard raccomandano di evitare roditori (principali serbatoi naturali dell'infezione) e cervidi nelle aree endemiche, oltre ad utilizzare indumenti protettivi e repellenti per le zecche (vettori abituali della Babesia).



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Ultima modifica dell'articolo: 18/01/2017

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