Sintomi Arresto cardiaco

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Definizione

L'arresto cardiaco è un evento che può essere ricondotto a numerose cause.

Il più delle volte, rappresenta l'evento terminale di una malattia che conduce ad uno stato critico o terminale, ma può manifestarsi anche all'improvviso, entro 24 ore dall'esordio dei sintomi in un soggetto precedentemente sano.

L'arresto cardiaco produce un'ischemia globale dell'organismo con effetti a livello cellulare che influiscono negativamente sul corretto funzionamento dei vari organi. Le principali conseguenza comprendono il danno cellulare diretto (le alterazioni del flusso ionico, determinano la perdita dell'integrità di membrana e il rilascio di composti dannosi) e la formazione di edemi (se localizzati a livello cerebrale, possono causare gravi danni neurologici).

Negli adulti, l'arresto cardiaco è spesso provocato da una cardiopatia di vario tipo. La malattia coronarica è la causa più comunemente documentata, tuttavia l'arresto cardiaco può risultare anche da cardiomiopatia dilatativa idiopatica, cardiomiopatia ipertrofica, sindrome del QT lungo, sindrome di Brugada, ipertrofia ventricolare sinistra, miocardite e anomalie congenite delle coronarie.

Altre cause comprendono lo shock circolatorio provocato da disturbi respiratori (embolia polmonare, insufficienza respiratoria, ostruzione delle vie aeree e annegamento), emorragie massive gastro-intestinali, traumi e disturbi metabolici (inclusi avvelenamenti e intossicazione da farmaci).

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del Arresto cardiaco

Ulteriori indicazioni

Nei pazienti in condizioni terminali, l'arresto cardiaco è spesso preceduto da un periodo di deterioramento clinico caratterizzato da respiri rapidi e poco profondi (“gasping”), ipotensione arteriosa e progressiva alterazione del livello di coscienza.

A livello cerebrale, l'edema determina un aumento della pressione endocranica con riduzione della perfusione. Ciò determina, in una percentuale significativa di pazienti rianimati con successo, la presenza di disfunzioni cerebrali a breve o a lungo termine, che si manifestano con alterato stato di coscienza (da una lieve confusione al coma), convulsioni o entrambi.

In altri casi di arresto cardiaco, si verifica un collasso improvviso senza prodromi, talora accompagnato da convulsioni di breve durata (< 5 secondi).
La diagnosi viene stabilita in base alla presenza di segni clinici di arresto respiratorio, assenza di polso e perdita di coscienza. La pressione arteriosa non è misurabile, mentre le pupille si dilatano e diventano non reattive alla luce dopo circa 1-2 minuti.

Il paziente viene valutato con esame obiettivo, ecografia toracica e radiografie del torace al fine di individuare le cause potenzialmente trattabili, come l'ipossia, l'ipovolemia grave, il tamponamento cardiaco, lo pneumotorace iperteso o l'embolia polmonare massiva. Sfortunatamente, molte cause non sono identificate durante la rianimazione cardiopolmonare.

In caso di arresto cardiaco è fondamentale un rapido intervento, che si avvale di massaggio cardiaco e defibrillazione per ripristinare un ritmo di perfusione e, quando possibile, la gestione della causa scatenante. Se non sono presenti condizioni correggibili, vengono somministrati liquidi per via endovenosa e farmaci vasopressori (es. noradrenalina, adrenalina, dopamina e vasopressina).

La terapia successiva alla rianimazione comprende tipicamente metodi per ottimizzare l'apporto di ossigeno, la somministrazione di antiaggreganti e l'ipotermia terapeutica.


Ultima modifica dell'articolo: 01/08/2016