A cura del Personal Trainer Dr.ssa Giulia Pedrazzi, visita il suo Blog
Pubblicato nella sezione Sport alle ore 20:28 del 08 Dicembre 2011

L’hai pensato? Ottimo esempio per aprire un importante argomento: il cervello non legge il “NON”. Cosa significa? Significa che se, secondo le regole della grammatica della lingua italiana, la particella “non” serve ad esprimere una negazione, un’assenza, un divieto (ecc…), per il nostro cervello è molto più faticoso comprenderlo. Basta osservare il titolo, non pensare ad un topo giallo. Chi è che leggendo non ha visualizzato nella sua mente un topo giallo? Questo dato è molto importante, perché ci insegna che il linguaggio, le nostre parole, modificano i nostri pensieri, e sono molto potenti. Essendo il cervello portato a farci visualizzare ciò che le parole ci dicono, sia che appaia la particella non, sia che sia assente, lui vedrà comunque l’oggetto della frase. Questo concetto assume rilevante importanza in particolare per quanto riguarda il rapporto allenatore-atleta; spesso l’allenatore, per abitudine o perché ripropone involontariamente i metodi di insegnamento che sono stati utilizzati con lui, spiega e corregge il gesto dell’atleta utilizzando la parola non; per esempio: “non piegare il braccio”. Con queste correzioni per il cervello sarà più faticoso aggiustare il gesto o il movimento, perché visualizzerà l’immagine di un braccio piegato, diversamente dall’immagine che dovrebbe visualizzare per eseguire il movimento correttamente, cioè un braccio teso. Lo sforzo mentale che queste parole richiedono è notevole e ostacolerà la corretta realizzazione del movimento. Questo è molto importante, perché alla base del movimento e quindi dell’esecuzione di un gesto vi è la visualizzazione mentale dello stesso: immaginate negli sport di esecuzione, come i salti dell’atletica leggera, o i tiri liberi del basket, o nella ginnastica ritmica e artistica; quando li vediamo in televisione capita spesso di vedere l’atleta accennare più volte il gesto in miniatura, e vederlo molto concentrato nell’immaginarlo e nel sentirlo, questo ci indica quanto sia importante avere l’immagine corretta ben presente mentre ci prepariamo a realizzare e concretizziamo tale movimento. Immaginate di provare a realizzare un movimento concentrandovi su uno diverso, è difficile, e sicuramente vi impedirà di prestare attenzione a ciò che state effettuando. La sequenza: parola – immagine mentale – realizzazione del movimento, formulando frasi al positivo, risulta quindi fluida, semplice, immediata e facilitante alla realizzazione del gesto corretto. Pertanto il consiglio diventa quello di imparare a parlare in maniera positiva, per aiutare l’atleta a: comprendere la parola, visualizzare mentalmente l’esecuzione corretta e quindi realizzare un gesto; “tieni il braccio teso”. Una volta letto questo paragrafo, da allenatori vi capiterà di prestare maggiore attenzione alle parole che userete d’ora in poi, e vi accorgerete allo stesso tempo del quantitativo di volte che utilizzate nelle vostre indicazioni agli atleti la parolina “Non”, l’invito perciò è quello di tentare di mettere un freno a questa abitudine e provare di modificare il vostro linguaggio; ai vostri atleti, gioverà sicuramente.
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