Vene varicose e cura CHIVA

Pubblicato da: Stefano Ermini, visita il suo Blog. Pubblicato

nella sezione Salute alle ore 10:53 del 14 Aprile 2014.


La cura CHIVA , emodinamica conservativa delle vene varicose

Curare le vene varicose senza togliere la safena, con la metodica CHIVA, è un trattamento personalizzato che consente, a 10 anni, risultati superiori allo stripping ed una minore evolutività della malattia varicosa . Questo trattamento è mininvasivo ed eseguibile in anestesia locale; necessita di un'accurata mappa emodinamica delle vene varicose, che dev'essere realizzata dallo stesso chirurgo che eseguirà l'intervento.

L'intervento dà buoni risultati solo se la procedura è attuata correttamente; ciò richiede un'esperienza specifica da parte dell'operatore, esperienza che è acquisibile solo con la frequenza di corsi dedicati e la collaborazione di un tutor.

Eliminare la safena peggiora la malattia varicosa

La malattia varicosa è una malattia genetica, che ha un'evoluzione lenta e che accompagna chi ne soffre per tutta la vita. L'intervento di rimozione della safena e di tutte le vene varicose visibili non guarisce il paziente, ma elimina solo le vene varicose che si sono formate fino a quel momento della vita. L'eliminazione della safena, con qualunque mezzo avviene, chirurgicamente strappata o bruciata con il laser, crea però anche un ostacolo al flusso delle vene superficiali (dove va il sangue dopo che la safena è stata tolta?) e questo innesca una condizione che accellera la nuova formazione di altre vene varicose. Quindi è come se questo tipo di intervento ( che peraltro è anche il più diffuso) da una parte elimina le vene varicose e dall'altra ne accelera il processo di nuova formazione. Questo articolo scientifico conferma queste osservazioni.

I risultati a 10 anni della cura CHIVA

http://www.veneinforma.com/TrattamentiConservativi/EvidenzeScientifiche.html


I risultati della metodica CHIVA versus l'intervento di stripping sono stati valutati da 4 studi scientifici (RCT) e da una review della Cochrane library, che indicano nella metodica il 50% di recidive in meno a 10 anni. Questi studi scientifici sono gli strumenti individuati dalla Medicina Basata sulle Evidenze come criteri per stabilire l'efficacia di un metodo di cura.

I risultati estetici sono superiori alle altre metodiche, perché sono ottenibili con pochi gesti terapeutici, un limitato numero di piccole cicatrici e di iniezioni sclerosanti dopo l'intervento. Infatti, asportare le vene con piccole incisioni ( flebectomia per mini-incisioni) può far comparire dei piccoli capillari rossi e le cicatrici possono rimanere visibili. Le iniezioni sclerosanti, invece, possono lasciare delle strie scure dove c'erano le vene.

La safena in caso di ostruzione delle vene profonde



Nel caso di ostruzione delle vene profonde la safena interna, anche se ha le valvole che non funzionano, può essere utile per la formazione di un circolo di compenso. Infatti, nel polpaccio, durante la contrazione muscolare, si sviluppa una pressione di 140 mmHg. , mentre la pressione a livello del cuore, nell'atrio destro, è di 5 mmHg. ed il sangue può quindi andare dalla gamba al cuore per differenza di pressione. Ovviamentem questa situazione non garantisce un ritorno venoso normale, ma è una circolazione vicariante (di compenso) importante nei pazienti con le vene profonde ostruite. Questa situazione deve ulteriormente fare riflettere sulle indicazioni a demolire la safena nei pazienti che hanno un'anomalia congenita della coagulazione. Mettiamo il caso che un paziente coagulopatico ( comunemente si dice "con il sangue grosso") abbia una trombosi safenica. Questa safena non dovrà mai essere tolta, perché questo paziente, predisposto alle trombosi, potrebbe un giorno avere una trombosi delle vene profonde.

La recidiva di un punto di fuga


Normalmente il sangue scorre dalle vene superficiali verso quelle profonde. Nelle vene varicose più importanti si trova spesso una comunicazione con le vene profonde, ch,e a causa di un cattivo funzionamento delle valvole che consentono al sangue di scorrere solo nella direzione giusta, fanno sì che il sangue passa dalle vene profonde nelle vene superficiali, sovraccaricandole. Questo punto di passaggio è detto punto di fuga e la sua interruzione (legatura e sezione) chirurgica è uno dei passi più importanti della chirurgia flebologica. La legatura del punto di fuga interrompe il flusso patologico dalle vene profonde verso quelle superficiali. Questo intervento, però, può recidivare; in pratica, la comunicazione che era stata interrotta può riformarsi, di conseguenza il sangue dalle vene profonde va di nuovo verso le vene superficiali. In questa situazione si verificano conseguenze differenti a seconda che la safena sia stata tolta oppure no. Se la safena è stata tolta, la recidiva del punto di fuga porta alla formazione di nuove vene varicose anche dove prima dell'intervento non erano presenti. Se la safena non è stata tolta, il sangue che fuoriesce dal punto di fuga recidivato rientrerà di nuovo nella safena e le conseguenze saranno minori, in relazione anche alla capacità delle vene alla gamba di aspirare verso le vene profonde il flusso della safena. Il reintervento è obbligatorio nel caso in cui è stata tolta la safena, mentre nel caso in cui la safena non è stata tolta può anche essere evitato in alcune situazioni e nel caso sia necessario è molto più semplice.

La safena nei by-pass

( http://www.veneinforma.com/TrattamentiConservativi/Salvavita.html )


La safena è un ottimo materiale bioprotesico, cioè è un "tubo" che può sostituire con ottimi risultati delle arterie chiuse come per esempio le coronarie. Nonostante questa evidenza venga negata da chi interviene sulle safena togliendole o bruciandole, ci sono tantissimi lavori scientifici che dimostrano il contrario ed esistono delle aziende che acquistano le safene strippate e le rivendono ai reparti di cardiochirurgia.

Valutazione: Articolo di buona qualità
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Ultima modifica dell'articolo: 17/04/2015