Obesità: da cosa dipende e come si previene

Pubblicato da: daniele percossi, visita il suo Blog. Pubblicato

nella sezione Salute alle ore 17:07 del 16 Luglio 2014.


L’obesità, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), è una condizione patologica caratterizzata da eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo, in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute. Negli ultimi anni, la sua diffusione ha raggiunto proporzioni di tipo epidemico, soprattutto fra i Paesi industrializzati o in fase di sviluppo tecnologico. In alcuni Paesi, tale patologia colpisce addirittura fino ad un terzo della popolazione adulta, con una incidenza sempre più elevata e preoccupante in età pediatrica: rappresenta senza dubbio l’epidemia di più vaste proporzioni del terzo millennio e al tempo stesso la più comune patologia cronica del mondo occidentale. Questo eccesso di peso corporeo, infatti, si ripercuote negativamente su tutto l’organismo, costituendo di per sé un serio fattore di rischio per patologie cardiovascolari e respiratorie, diabete mellito, dislipidemia, osteoartrosi, alcuni tumori, etc.

L’Obesità  è quindi una vera e propria malattia, una condizione patologica causata da una combinazione di fattori: genetici, metabolici, alimentari, culturali, sociali e psicologici. Studi effettuati su famiglie e gemelli hanno evidenziato il ruolo che può avere la genetica, responsabile delle cosiddette anomalie metaboliche che faciliterebbero l’insorgenza dell’obesità in presenza, però, di un’alta disponibilità di alimenti e di un cronico sedentarismo. Ciò a dimostrazione del fatto che anche qualora esistessero nel soggetto obeso dei fattori genetici, la causa principale resta comunque l’eccessiva ingestione di cibo a fronte di una troppo scarsa attività fisica giornaliera. In poche parole, l’obesità è il risultato di uno squilibrio tra eccessiva introduzione calorica rispetto al dispendio energetico. Esistono inoltre fattori individuali che possono contribuire all’eccessiva introduzione di cibo: si tratta di comportamenti impulsivi o compulsivi secondari a casi di depressione eo ansia. Infine, anche alcuni farmaci possono, se utilizzati a lungo, facilitarne l’insorgenza.

Morfologicamente, l’obesità si può classificare in due tipologie:

  • Obesità androide (a mela): è l’obesità in cui la maggior parte del grasso si va ad accumulare nell’addome, e viene chiamata “tipo a mela” per l’associazione con la forma di questo frutto. Questo tipo di obesità è tipica negli uomini ed è quella più pericolosa per il rischio di malattie cardiovascolari, diabete mellito, sindrome metabolica, ipercolesterolomia, apnea del sonno ed insufficienza respiratoria.
  • Obesità Ginoide (tipo a pera): è presente nelle persone obese che accumulano il grasso principalmente nelle gambe, nei fianchi e nei glutei. È comune nelle donne e generalmente è molto meno associata al rischio di patologie rispetto ai casi di obesità addominale.

L’obesità è ormai un problema sociale, la cui soluzione principale è da ricercare senza dubbio nella prevenzione: se adottiamo uno stile di vita sano, seguendo un’alimentazione equilibrata ed un’attività fisica adeguata, possiamo controllare il peso ed evitare che superi i livelli a rischio. Per quanto riguarda invece la diagnosi di obesità, e soprattutto le successive terapie dietetiche, è necessario evitare l’autodiagnosi, ma affidarsi ad uno specialista. Il trattamento terapeutico consiste nella riduzione del peso corporeo e nel mantenimento di un peso adeguato alla propria altezza grazie a un’alimentazione corretta. Accanto alla dieta, va affiancata un’attività fisica adeguata ed eventualmente una terapia comportamentale.

Valutazione: Articolo di buona qualità
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Ultima modifica dell'articolo: 17/04/2015

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