Nuoto e Pallanuoto: in arrivo gli "incubatori" cellule staminali per ricreare tendini e cartilagini

Pubblicato da: DR.SSALiana Zorzi, visita il suo Blog. Pubblicato

nella sezione Salute alle ore 15:00 del 11 Febbraio 2011.


LA SPALLA DEL NUOTATORE

Spitz e Phepls, due campioni del nuoto, due fisici lontani e diversi tra loro: una muscolatura forte ma “naturale” il primo, frutto di un progetto volto a potenziare la forza il secondo. Grandi masse muscolari, quindi, ma con tendini e cartilagini fragili, conseguenza di un intenso e forzato allenamento che ha portato il pluricampione del nuoto a soffrire spesso di quella che comunemente si definisce” la spalla del nuotatore”. Come accade anche a nuotatori e pallanuotisti meno famosi di Phelps.
di Giovanni Cacia
La “spalla del nuotatore”, come il ‘gomito del tennista’ è una patologia infiammatoria dei tendini dei muscoli della spalla (la cuffia dei rotatori) che si verifica più frequentemente negli sport nei quali si deve portare ripetutamente il braccio al di sopra della testa come per esempio il nuoto a stile libero, dorso e farfalla, la pallanuoto , il sollevamento pesi oppure sport con racchetta come il tennis o baseball. Si tratta quindi di una tendinite della cuffia dei rotatori particolarmente temuta dai nuotatori agonisti sottoposti a eccessivi carichi di lavoro perché uno sforzo eccessivo può arrivare a strappare la cuffia dei rotatori. Se poi , nonostante il dolore, si persevera con gli esercizi, allora la lesione può evolvere in periostite e quindi provocare il distacco dei tendini dalla loro inserzione e decretare la fine della carriera di un nuotatore.
Nei pallanuotisti i maggiori problemi si verificano come conseguenza della massima abduzione ed extrarotazione dell’arto superiore nel tiro in porta. I dolori alla spalla possono essere causati anche da una radicolite (ndr: infiammazione, localizzata o diffusa, delle radici dei nervi spinali) da artrosi cervicale causata dalle continue sollecitazioni legate al caratteristico nuoto con il capo fuori dall’acqua. Questo tipo di cervico-brachialgia colpisce almeno il 15 per cento dei giocatori. I nuotatori, pur non essendo dei lanciatori, condividono con i pallanuotisti molte lesioni della spalla. Basti pensare che nell’arco di un anno un nuotatore professionista che si sottoponga ad allenamenti quotidiani può muovere la spalla al limite della sua rotazione per circa due milioni – 2.000.000 – di bracciate, un numero indicativo per avere un’idea dell’enorme sovraccarico funzionale e dei ripetuti microtraumi che hanno spesso, come esito, lesioni alla spalla. Poichè non sempre il bisturi raggiunge i risultati sperati, in virtù del fatto che la cartilagine cicatriziale che ne deriva non sempre consente una adeguata resistenza, da qualche tempo si cerca la soluzione nella ricerca di laboratorio nel tentativo di riparare i danni tramite la crescita di tessuto simile a quello d’origine.

QUANDO ARRIVANO LE STAMINALI?

Il futuro insomma sembrerebbe guardare nella direzione della riparazione dei danni tramite cellule staminali. Negli Stati Uniti la ricerca è già avanzata nel campo delle biotecnologie applicate e le ricerche più promettenti sono in attesa di essere testate sull’uomo. Secondo quanto pubblicato già nel 2009 dalla rivista Science, Gerard Ateshian, ingegnere biomedico della Columbia University, ha scoperto che «seminando» le cellule della cartilagine su un gel sintetico ed esercitando una certa pressione è possibile ottenere una cartilagine più resistente. Rocky Tuan, bioingegnere del National Institute of Health di Bethesda, ha creato un polimero biodegradabile che sembrerebbe capace di condizionare la rigenerazione delle fibrille (ndr: microtubuli che entrano in gioco nella contrazione muscolare). Scott Rodeo, ortopedico dell’Hospital for Special Surgery di New York nonché medico della squadra di baseball dei New York Mets, ha dimostrato nella pecora che si può accelerare la guarigione dei legamenti della spalla con la BMP-12, una delle proteine morfogenetiche dell’osso di cui la BMP-2 e la BMP-7 sono già autorizzate per l’impiego nell’uomo. Ma la BMP-12 ha qualcosa di speciale: sembra essere particolarmente attiva nello stimolare la rigenerazione dei tendini e della cartilagine soprattutto se una spugna di collagene la mantiene nell’articolazione dove deve agire. I test sull’uomo partiranno a breve, annunciano dagli States, e Rodeo spera di arrivare in breve tempo alla messa in commercio del primo fattore di crescita «specifico» per i legamenti e la cartilagine.
Intanto che aspettiamo i risultati sull’uomo e la commercializzazione di un prodotto efficace, più avanzate rispetto a queste ricerche e sicuramente da decenni già praticate sull’uomo sono le applicazioni dei fattori di crescita (PRP), proteine prodotte spontaneamente dall’organismo che migrano nell’area lesionata per accelerarne la guarigione. Esistono già in commercio fattori di crescita di ottima qualità e «a buon mercato» che si liberano anche dalle piastrine presenti nel sangue per effetto di centrifugazione. Piero Volpi è convinto della loro utilità: ha curato la tendinite del rotuleo frequente sia in tennisti, calciatori e sciatori, con l’infiltrazione di quelle che comunemente vengono definite ‘pappe piastriniche’. «In sette degli otto atleti che abbiamo trattato il miglioramento è stato significativo» informa lo specialista.
E da molti ospedali veneti e friulani ci fanno sapere che il PRP è già ampiamente usato anche nelle lesioni della cuffia dei rotatori e con ottimi risultati che saranno presentati in occasione della Consensus Conference sui Fattori di Crescita in Ortopedia del 5 Marzo ad Ancona.

PER ORA USIAMO I FATTORI DI CRESCITA

In attesa di certezze sugli “incubatori staminali”, alcuni calciatori inglesi hanno messo in banca il cordone ombelicale del figlio come «scorta» di cellule staminali per riparare i loro legamenti. In futuro, ovviamente. Ma come gli esperti confermano, quel futuro è ancora molto in là da venire.

IL SEGRETO DELLA LONGEVITÀ AGONISTICA

di Liana Zorzi
Ogni giorno fino a 3 ore di allenamento in acqua per 5 giorni alla settimana. Quasi 30 anni trascorsi in piscina da agonista, professionista e semi-professionista del nuoto e della pallanuoto; una stima di 60 milioni di bracciate durante la sua carriera. Questi sono alcuni numeri di Paolo Pisani, una carriera di pallanuotista in A1 fino all’età di 25 anni poi in B con il Vicenza e la squadra di Padova dove tutto è cominciato. Nato e cresciuto a Cagliari dove è entrato nella squadra di nuoto agonistico a 10 anni, Paolo ha iniziato la pallanuoto all’età di 13. Oggi ne ha quasi 39 e da allora non ha mai smesso.
Come gran parte degli sportivi d’elite, Pisani ha una lunga esperienza diretta di traumi e lesioni: “Conosco molto bene il dolore della lesione alla cuffia dei rotatori e al capolungo del bicipite. Con il dolore dell’infiammazione da usura (ndr: overuse dovuto agli allenamenti e alle gare) si riesce a convivere finché i muscoli sono ben allenati. Arriva però un momento in cui non puoi più ‘sopportare’ il dolore” racconta il pallanuotista. “Avevo 28 anni e durante un contrasto di gioco la spalla è uscita dalla sua sede slittando in avanti. Sono cominciati gli interventi, la riabilitazione, le cure. Da allora il braccio ha sicuramente meno forza di prima e, nonostante la riabilitazione, soffro di dolori alla schiena e al collo”.
Secondo l’atleta, nella sua carriera è sempre stata fondamentale la preparazione prima dell’allenamento. “Quando mi allenavo da professionista facevamo 40 minuti di ‘allenamento a secco’ in palestra con elastici, stretching ed esercizi isometrici almeno tre volte alla settimana, prima di scendere in acqua. Anche oggi” conclude il pallanuotista “continuo a seguire questa buona abitudine”.
Forse è questo il segreto della longevità agonista di Paolo Pisani che a quasi 39 anni ancora si allena e scende brillantemente in vasca per competere con atleti più giovani.

Valutazione: Articolo di buona qualità
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