Perché ingrasso?

Pubblicato da: Giulio Iasonna, visita il suo Blog. Pubblicato

nella sezione Dieta dimagrire alle ore 12:23 del 24 Giugno 2015.


Premesse

Molti hanno seguito diete dimagranti e molti annoverano ripetuti fallimenti.

Perché ciò avviene? Forse la domanda più appropriata è: perché io ingrasso?

Una risposta ovvia è che si mangia troppo e male, perciò si accumula grasso e si va in sovrappeso. Ma il problema è molto più complesso. Entrano i gioco fattori diversi che alterano il delicato equilibrio metabolico che regola il nostro organismo. Il principio fisiologico è che se introduciamo più calorie di quelle necessarie, quelle superflue sono immagazzinate sotto forma di grasso, in riserva per eventuali necessità. Ciò da ragione all'assunto che ingrassiamo se assumiamo alimenti in eccesso.  

Ma le cose non stanno proprio in questi termini, perché la capacità di consumare o di immagazzinare energia, e quindi grasso, varia da soggetto a soggetto e, soprattutto, varia nello stesso soggetto da momento e momento. In un soggetto predisposto, e non possiamo definirlo altrimenti, circostanze diverse, in momenti diversi della vita, possono modificare il rapporto tra la quantità di energia assunta con gli alimenti, e la quantità di quella spesa per regolare tutte le funzioni dell'organismo. 

Tutto avviene nelle nostre cellule, indistintamente, a livello molecolare, perché alcuni enzimi vengono attivati, altri inibiti e la trasformazione energetica modifica il metabolismo generale in senso positivo o negativo, per cui si accumula o si consuma più energia. Come vedremo in seguito, il metabolismo è il risultato di una quantità ed una varietà enorme di reazioni chimiche a livello cellulare; ogni reazione è un processo di ossidoriduzione, cioè uno scambio di elettroni da una molecola all'altra, con degradazione e consumo di alcune e costruzione di altre, per la produzione di energia pura e consumo.

La nostra è una officina chimica influenzata da tutto ciò che è la vita stessa, mangiare, bere, dormire, lavorare , muoversi, pensare,  soffrire, essere malati, essere sani, il tutto attraverso la mediazione di ormoni, enzimi e mediatori chimici. In una sintesi, tutto ciò che è vita influisce sul nostro organismo per l'azione di meccanismi ormonali e metabolici. In fin dei conti è  un serpente che si morde la coda.

Detto questo abbiamo soltanto spostato il problema da una condizione visibile e concreta (mangiare o non mangiare) ad una condizione invisibile, ma non meno concreta (attivazione o inibizione di reazioni chimiche). In realtà stiamo più vicini alla comprensione.

Superiamo tutti i problemi filosofici ed esistenzialistici che potrebbero sorgere da una visione troppo materialistica di quanto oggi conosciamo sul nostro organismo e sull'energia chimica che lo sostiene, cerchiamo di individuare quale è il bottone che accende o spegne il sistema, e soprattutto se siamo in condizioni di manovrarlo.

L'elaborato che presentiamo è costituito da due sezioni, una premessa, che contiene anche una sintesi delle definizioni e nozioni indispensabili per la comprensione dell'argomento, e dei capitoli separati che permettono di approfondire la conoscenza su un determinato argomento.

Che cosa è il Metabolismo

Il metabolismo è l'insieme dei processi chimico-fisici che avvengono nel nostro organismo per la trasformazione in energia dei glucidi, lipidi e proteine contenuti nel cibo. Gli scarti del processo sono eliminati dagli organi emuntori: reni, intestino, cute, polmoni.

Il metabolismo è anche il sistema di regolazione della massa corporea: se accelera si perde peso corporeo, se rallenta il peso aumenta, ma in questo caso soltanto nella massa grassa.

Il metabolismo è sotto l'influsso ormonale della tiroide e del surrene.  Contestualmente alla produzione di energia, il metabolismo elabora le sostanze che entrano a far parte dell'organismo, agendo simultaneamente con una fase anabolica ed una catabolica. Nella fase anabolica si “costruiscono” le sostanze complesse, partendo da quelle più semplici e con accumulo di energia; nella catabolica, al contrario, si producono sostanze più semplici dalla scomposizione delle complesse, liberando energia. Normalmente le due fasi si equivalgono e l'organismo è in perfetto equilibrio metabolico e ponderale. Se II metabolismo è veloce prevale la fase catabolica, zuccheri e grassi sono bruciati rapidamente ed il soggetto perde peso corporeo. Nel metabolismo lento prevale il processo anabolico di sintesi ed il soggetto accumula energia e grasso e va in sovrappeso.

Per un buon programma dimagrante, oltre alla perdita del peso corporeo si devono prefissare altri due obbiettivi: 

  1. Risultati stabilizzati e permanenti
  2. Azione di prevenzione nella riduzione dei rischi connessi all'adiposità. 

La fisiopatologia del sovrappeso e dell'obesità grava su tre punti: a)  Resistenza insulinica b)  Stress ossidativo  c)  Sindrome metabolica.

Insulinoresistenza

L'insulina è un ormone polipeptidico, prodotto dal pancreas, necessario per l'assorbimento del glucosio all'interno delle cellule; quindi mantiene stabile il tasso glicemico

La resistenza insulinica è una situazione metabolica in cui la quantità di insulina necessaria per mantenere il livello glicemico nei valori normali è maggiore che nella norma. Per fare un esempio, il tasso di insulina normale a digiuno è da 6 a 10 U /ml e la glicemia si aggira tra 0,80 e 1,00 g/l.

Dopo una colazione con assunzione di carboidrati, la glicemia si eleva, ma entro le due ore ritorna al disotto dei valori iniziali perché il pancreas, non appena i recettori avvertono un aumento della glicemia, secerne insulina e la riversa in circolo in quantità proporzionali al glucosio presente nel sangue, abitualmente entro le 20 U/ml.

Lo zucchero in eccesso è trasportato nei tessuti e la glicemia torna ai livelli iniziali. In alcune condizioni la quantità di insulina richiesta per ottenere questo effetto è maggiore, fino a raggiungere un tasso di insulina 10/20 volte superiore a quello iniziale. Questa differenza anomala corrisponde all'entità della resistenza all'insulina.

Le cause sono diverse: uso di medicinali, processi infiammatori in atto, malattie ormonali, alterazioni genetiche, abitudini alimentari, ecc.

Molti ormoni interferiscono in contrasto o in sinergia, con l'insulina. In diverse malattie ormonali si ha tendenza ad un'iperglicemia per inattivazione dell'insulina o per aumento della neoglicogenesi e della resistenza insulinica, come si riscontra nel diabete, sia di I che di II tipo, nella sindrome di Cushing,  acromegaliafeocromocitoma.

Nella sindrome metabolica e in alcune patologie ormonali, vi è insulinoresistenza anche in assenza di diabete. Le abitudini alimentari con eccesso di carboidrati o di lipidi nella dieta possono accentuare questo fenomeno.

Inoltre alcuni alimenti hanno un alto indice glicemico, cioè  hanno una particolare composizione di carboidrati ad alta biodisponibilità, con assorbimento rapido, che richiede una maggiore produzione di insulina. L'insulinoresistenza costituisce la base fisiopatologica  comune di queste affezioni  e dello stress ossidativo.   

Stress Ossidativo

È una condizione patologica dovuta al danno che i radicali liberi arrecano alle cellule e ai  tessuti del nostro organismo, o perché prodotti e presenti in quantità abnormemente elevate, oppure perché è ridotta la capacità fisiologica dell'organismo di contrastare la loro azione mediante i sistemi antiossidanti a disposizione.

Lo Stress Ossidativo non dà luogo a manifestazioni cliniche vere e proprie, né soggettive né oggettive, non è una “malattia” in “strictu sensu”. Esso è l'effetto della rottura dell'equilibrio biochimico nel processo ossido riduttivo che avviene nel contesto di malattie. Si confonde con la sintomatologia della patologia di base, influendo subdolamente sul suo decorso e sull'insorgenza delle complicanze.

Per tale motivo lo stress ossidativo rimarrà sconosciuto finché non se ne sospetterà e dimostrerà l'esistenza,  con la valutazione di parametri ematologici indiretti e diretti, quali, ad es.  il d-ROMs test ed il BAP test. Una diagnosi precoce di Stress Osiidativo riduce notevolmente i rischi di un'evoluzione o di complicanze severe per il paziente.

Valutazione: Articolo di buona qualità
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Ultima modifica dell'articolo: 17/04/2015

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